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Medicina Alternativa"  
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Alternative Medicine"
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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

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MALATTIE INVENTATE
Medicina: tutto quello che avreste voluto sapere
MINISTERO "SALUTE" informato su DANNI VACCINI
Definizione della parola Malattia  +  Malattie Croniche  +  MEDICI IMPREPARATI
Mercanti di Immortalita'...
  +  Dittatura Sanitaria  +  Caduceo
I veri padroni della sanita' nel mondo  +  BARONIE, Universita' e MEDICI
La MEDICINA NATURALE e' Medicina SCIENTIFICA ?
I  MEDICI, una MINACCIA per la SALUTE  ?  +  Terrorismo con i Farmaci
Falsificazioni degli Studi Scientifici  +  Ricerca Scientifica  +  Sapevate che  i farmaci..
Brutte notizie per le terapie a base di ormoni  +  Bugiardino
Il governo americano ha interrotto le sperimentazioni dei farmaci
Falsita' della medicina ufficiale   Pubblico Credulone  +  Riviste mediche Manipolate
Farmaci ritirati dal commercio reimmessi  +  Inquisizione medica  +  Potere e Giustizia
INTEGRATORI (Mineral-Vitaminici) e Farmaci a CONFRONTO  +   Pericolo Farmaci
$$$ influenzano studi sulle Ricerche Mediche 
+ 
La Teoria sui germi che generano malattie e' Falsa
Influenza Aviaria  +  Statistiche Ministero manipolate  +  Norimberga 2
Corruzione e sistemi sanitari nel mondo: vedi http://www.epicentro.iss.it/focus/globale/globalcorrupt.asp

Medici e Medicine  +  Medici una Minaccia !  +  Medici pagati da case farmaceutiche
FILM interessantissimo da visionare:  http://video.google.it/videoplay?docid=4684006660448941414
 
L'Aids e' stato INVENTATO con il VACCINO ORALE per la Polio in Africa:
http://www.biasco.ch/originedelmale/download/files/Tgcom2.pdf

"Se non mettiamo la Libertà delle Cure mediche nella Costituzione,  verrà il tempo in cui la medicina si organizzerà, piano piano e  senza farsene accorgere, in una Dittatura nascosta. E il tentativo di limitare l'arte della medicina solo ad una classe di persone, e la negazione di uguali privilegi alle altre “arti”, rappresenterà la Bastiglia della scienza medica". 
(By Benjamin Rush, firmatario  della Dichiarazione  d'Indipendenza USA - 17 Sett 1787)
Rapporto Flexner e Dichiarazione di Alma Ata

FARMACI e CONTROINDICAZIONI  +  Guerra conto le Donne (con i Vaccini) 

I dittatori nascosti (clandestini) della medicina, d’altra parte li conosciamo molto bene…..; che vestano gli abiti dei “baroni” e degli “scienziati”, che si mimetizzano nelle “lobbies accademiche” od operino nelle multinazionali del farmaci,
sono loro quelli che “contano” e “governano” la medicina ufficiale.
Alle menti aperte e liberali il compito di reagire a questa marea montante di intolleranza anti-scientifica, prima che questi nuovi tiranni arrivino ad insegnarci perfino cosa e’ giusto e non e’ giusto pensare…!


220 anni dopo, questa situazione di dittatura sanitaria si e' realizzata
e TU caro lettore cosa fai per contrastarla ??

L'F.D.A. (USA) ha TENUTO NASCOSTE le PROVE della PERICOLOSITÀ dei CIBI TRANSGENICI
 
e di molti Farmaci e Vaccini   (vedi la trasmissione Report -Rai3 del 20704/08)
 

Prevenire è meglio che curare" recita uno slogan. Ma è sempre vero ?

Nei paesi occidentali la medicina è al centro di un vasto settore economico, articolato, complesso e in costante espansione, che si può definire industria della salute (NdR: ...o della malattia...).
Essa fornisce un ventaglio di prodotti e servizi all'interno del quale i cittadini, per poter scegliere consapevolmente, dovrebbero poter disporre di informazioni complete e di buona qualità. Il che accade raramente e parzialmente: è un mercato imperfetto.

In questo quadro economico, la scienza ricopre un ruolo ambivalente. In teoria, fornendo le prove di efficacia, dovrebbe costituire il riferimento certo su cui fondare le scelte appropriate, individuali e di politica sanitaria. In pratica, essendo oggi per lo più finanziata a scopo di lucro, sempre più spesso concepisce e conduce la ricerca clinica seguendo le regole del marketing.

Come tutti i mercati infatti, anche l'industria della salute, per prosperare, deve:
- moltiplicare prodotti e servizi per indurre a consumi crescenti (poco importa se inappropriati o superflui, se non addirittura dannosi);
- reclutare nuovi clienti (magari anche tra coloro che non hanno disturbi o si ritengono sani).

Fra le strategie di allargamento del mercato più adottate figurano le campagne di sensibilizzazione e prevenzione.
C'erano, soprattutto un tempo (ma ci sono tuttora anche se sempre più rare), iniziative genuine e spontanee, generate dalla buona volontà di medici e malati di fare qualcosa per contrastare questo o quel male, diffondendo tra il pubblico la conoscenza di come si manifesta e di come si combatte. Purtroppo gli esperti di marketing si sono ben presto accorti delle enormi potenzialità promozionali di tali attività, e hanno cominciato a suggerire l'opportunità che vengano finanziate o addirittura promosse direttamente dalla industria della salute.
Questo fenomeno, che in inglese si chiama "disease mongering" (commercio di malattie), sta diventando la modalità prevalente con cui il pubblico riceve informazioni in campo medico.
Molte delle campagne promosse negli ultimi anni (NdR: per farmaci e Vaccini) sono vincolate a queste logiche di mercato.
Tratto da: partecipasalute.it

Sulla  rivista PloS Medicine è stato recentemente pubblicato  un numero monografico sul problema molto rilevante del “Disease Mongering” termine che si riferisce all’obiettivo del Pharmaceutical Marketing di “vendere una malattia” per aprire la strada ai prodotti che verranno immessi in commercio dalle industrie farmaceutiche.

Il termine si riferisce alla strategia oramai consolidata di far credere a medici e a pazienti che un problema o determinati fattori di rischio richiedano necessariamente un trattamento farmacologico, allargando i confini delle patologie trattabili con la conseguenza di incrementare il mercato attraverso l’introduzione di nuovi prodotti farmacologici anche pericolosi !
vedi: http://news.bbc.co.uk/1/hi/health/4898488.stm

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Legami segreti tra organizzazioni di pazienti e compagnie farmaceutiche:

Fonte: Inchiesta del Philadelphia Inquirer, il quotidiano statunitense The Philadelphia Inquirer ha pubblicato  un'inchiesta sui legami quasi mai dichiarati di sei organizzazioni non-profit, che affermano di agire nell'interesse dei pazienti di altrettante malattie, e le compagnie farmaceutiche.
Le sei organizzazioni, che lo scorso anno hanno ricevuto complessivamente 29 milioni di dollari in donazioni dalle industrie farmaceutiche.

Le Malattie Inventate
- vedi anche Panorama del 27 febbraio 2006
Nuove sindromi definite a tavolino. Fattori di rischio trasformati in patologie. Alti e bassi della vita considerati gravi disturbi.
Ecco come l'industria farmaceutica ci trasforma tutti in pazienti. Per vendere sempre più farmaci.

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Malattie da vendere in futuro: ecco alcuni esempi

Il disturbo da "deficienza motivazionale", una non ben identificata disfunzione sessuale femminile e la sindrome delle gambe senza riposo sono tre dei principali disturbi su cui si giocherà il mercato del farmaco nel futuro. Sono i tre casi più eclatanti di "disease mongering" cioè di malattie create dal marketing per poter vendere un prodotto farmacologico già esistente.
Il primo disturbo può essere anche chiamato pigrizia, la disfunzione sessuale a volte è semplice stanchezza o mancanza di
desiderio, sull'esistenza della terza sindrome si potrebbe essere più possibilisti.
Questa la denuncia che parte dalle pagine della rivista open access Plos Medicine lanciata da Ray Moynihan e dal farmacologo australiano David Henry, ormai da anni impegnati in una campagna di sensibilizzazione della comunità scientifica sull'argomento.
Proprio questi autori si sono fatti promotori circa due anni fa di un congresso sul tema che oggi è arrivato al suo secondo appuntamento.
Nuove pseudomalattie
di cui discutere e, soprattutto, nuovi attori da coinvolgere nel dibattito. Medici, scienziati, organizzazioni no profit, ma soprattutto media e opinione pubblica.
Bisogna sensibilizzare l'opinione pubblica e metterla in guardia rispetto alla prassi della creazione di nuove malattie al fine di espandere il mercato dei farmaci, che, secondo gli autori, è sempre più diffusa.
La tattica è già stata rodata: una malattia viene definita da panel di specialisti, provvista di sindromi, disturbi e rimedi; a questo punto le caratteristiche della malattia vengono pubblicizzate attraverso campagne di sensibilizzazione; una volta creata la malattia il farmaco, già pronto, viene immediatamente tirato fuori dal cilindro e il gioco è fatto. Contro questo modo di fare medicina i due autori sono molto schierati e stanno sostenendo un movimento che sta raccogliendo sempre più adesioni.
Bibliografia. Moynihan R et al. Disease mongering is now part of the global health debate. Plos Medicine 208; 5:e106.
Tratto da: Il Pensiero Scientifico Editore - 29/05/2008

Malattie possono essere promosse oltre che dai medici stessi, anche attraverso i nuovi media - vedi Terrorismo Mediatico
A volte la vita può sembrare difficile. Alcune volte ci si sente tristi, distratti o ansiosi, a volte si sente il desiderio irresistibile di muovere le gambe, ma ciò significa essere malati ? O che è necessario ricorrere ad un trattamento farmacologico ?
Forse sì o forse no, infatti per alcune persone i sintomi sono sufficientemente severi da causare invalidità, ma per molte altre persone, tali sintomi sono passeggeri.
Ovviamente curare le persone malate è una cosa  giusta, ma non lo è convincere le persone sane che sono malate.
Il “disease mongering” è lo sforzo compiuto dalle industrie farmaceutiche, o di altri con analoghi interessi, nel cercare di allargare il mercato, convincendo le persone che sono malate e che necessitano di un intervento medico.

Il marketing farmaceutico, nel corso degli anni, si è ampliato in due modi: limitando la definizione di salute a esperienze normali che vengono classificate come patologiche, ma anche ampliando la definizione di malattia (NdR: secondo la medicina allopatica), di modo che vengano incluse anche le forme più lievi e pre-simtomatiche (come ad esempio un fattore di rischio come un alto livello di colesterolo, viene trattato come una malattia).
La discussione sul “disease mongering” solitamente si focalizza sul ruolo delle industrie farmaceutiche, di come promuovano le malattie e i loro prodotti attraverso campagne di “informazione sul farmaco” oppure attraverso pubblicità di farmaci rivolte ai  consumatori.
Ma le malattie possono essere promosse anche in un altro modo: attraverso i media.
I comunicati stampa sono la principale fonte di informazione sanitaria per la popolazione e quindi, a meno che i giornalisti non abbiano un approccio scettico nei confronti delle nuove malattie e si interessino al “disease mongering” in modo distaccato dall’ingerenza delle industria farmaceutica e dagli informatori del farmaco, anche i giornalisti stessi possono finire a vendere malattie.

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FARMACI che AMMALANO e case farmaceutiche che ci trasformano in pazienti - By Ray Moynihan, Alan Cassels
"Farmaci che ammalano è un'analisi provocatoria, sconcertante e approfondita di come le multinazionali farmaceutiche creano e poi sfruttano, per lucro, le malattie".
Tre decenni fa Henry Gadsen, direttore generale di una delle principali case farmaceutiche al mondo - la Merck - rilasciò una sconcertante dichiarazione alla rivista Fortune: il suo sogno era creare farmaci per le persone sane, così da poter vendere proprio a tutti. Questo sogno è ora il motore trainante di una delle industrie più redditizie del mondo.

Strumentalizzando la propria influenza sulla scienza medica nel suo complesso, i grandi gruppi farmaceutici stanno vendendo il terrore e promuovendo la ridefinizione delle malattie umane per poter espandere il proprio mercato. I fattori di rischio per la salute e i parametri per valutarli vengono scientemente modificati per far rientrare sempre più individui tra i malati bisognosi di farmaci. La depressione e l'osteoporosi, la menopausa e la pressione alta, i disturbi legati al ciclo e le disfunzioni sessuali - e tanti altri malesseri così diffusi nel nostro tempo - sono stati oggetto a questo proposito di una vera e propria riclassificazione. Il risultato è un'enorme e incontrollata espansione del mercato dei medicinali che, oltre a generare miliardi di nuovi profitti, sta creando migliaia di nuovi pazienti.
Ray Moynihan, statunitense, è uno dei più autorevoli scrittori al mondo nell'ambito della ricerca sulla salute.
I suoi lavori sono comparsi su The Age, Sydney Morning Herald, The Australian Financial Review, The British Medical Journal, Lancet e New England Journal of Medicine.
Alan Cassels è un ricercatore canadese che opera nell'ambito dello studio delle politiche adottate rispetto ai farmaci.
Tratto da: http://www.nuovimondi.info/


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Secondo gli autori di un intelligente e audace articolo apparso sull'inserto della salute del “New York Times”, oggi, nel mondo occidentale, staremmo vivendo una vera e propria "epidemia di diagnosi". Un'epidemia che ci rende malati anche quando godiamo di ottima salute.
Si sa, infatti, che negli ultimi anni sono nate come dal nulla decine e decine di nuove malattie e che altre ne continuano a nascere a ritmo frenetico. Certo a nessuno dei nostri progenitori capitò mai di vedersi diagnosticare, da adulti, una "sindrome da affaticamento cronico" o ancor peggio, da bambini, una "sindrome da deficit attentivo".

Una delle cause di questa "epidemia di diagnosi" va ricercata nei mezzi di indagine sempre più sofisticati e nell'uso eccessivo, talvolta sconsiderato, che la medicina ne sta facendo. Una vera e propria smania del test, una febbre dell'esame clinico, una psicosi delle "analisi" sembra essersi impossessata del genere umano. Una TAC e una risonanza magnetica non si negano a nessuno. E non c'è medico che apra bocca in assenza di una dettagliata e recentissima analisi del sangue.

H.G. Welch, primo firmatario dell'articolo cui ci riferiamo, è anche autore di un importante libro dal titolo molto significativo: Should I Be Tested for Cancer? Maybe Not and Here's Why ("Devo fare un controllo per sapere se ho un cancro ? Forse no, ed ecco perché"). Una calorosa esortazione a non sottoporsi ad esami inutili, angosciosi e spesso dannosi.

L'altra causa di questa smania di diagnosticare malattie improbabili e sindromi inaudite a gran parte degli esseri viventi va ricercata, naturalmente, nei giganteschi interessi in gioco. Alla diagnosi segue il trattamento, e il trattamento significa spese mediche e farmacologiche. A trarne vantaggio sono in primo luogo le case farmaceutiche, ma anche gli istituti di cura e la classe medica in generale. A pagare, in termini di denaro, è quasi sempre lo Stato, ma in termini di salute è quasi sempre il paziente.
I farmaci non sono mai innocui, nemmeno quando sono necessari. Ma quando sono inutili fanno proprio male alla salute.
La quale, come si è visto, non è che "il giusto medio tra due malattie". Non diagnosticabili.

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Il MERCATO della MALATTIA
Le malattie inventate, cosa si cela dietro le quinte = nuove “sindromi” decise a tavolino, fattori di rischio minimo trasformati in Patologie  - alti e bassi della vita considerati Gravi Disturbi.

Nuovi virus inventati per spaventare i popoli, e ricattare i politici per farsi dare il denaro per la ricerca e vendere i farmaci “preventivi” per malattie insistenti e/o inventate ecc., ecc.

Ecco come l’industria farmaceutica, Big Farma, ci trasforma tutti in malati/pazienti per vendere sempre piu’ farmaci e vaccini …..


"Se non mettiamo la Libertà delle Cure mediche nella Costituzione,  verrà il tempo in cui la medicina si organizzerà, piano piano e  senza farsene accorgere, in una dittatura. E il tentativo di limitare  l'arte della medicina solo ad una classe di persone, rappresenterà la Battaglia della scienza medica". 
By Benjamin Rush, firmatario  della Dichiarazione  d'Indipendenza USA

 

"Si aiuta un sistema malvagio con la massima efficacia obbedendo ai suoi ordini e decreti.  Un sistema malvagio non merita mai una tale lealtà. Tale lealtà significa condividere il male. Un individuo contrasterà il sistema malvagio con tutta l'anima".
By Mahatma Gandhi

 

Vendere farmaci e medicine a tutti non solo ai malati, era l’obiettivo dichiarato da decenni dell’industria farmaceutica: “Il nostro sogno e’ quello di produrre farmaci per le persone sane
Frase detta 30 anni fa’ da Henry Gadsden, capo e dirigente di una multinazionale dei farmaci la Merck.

 

Una pillola per ogni malessere ed ad ogni malessere una pillola”, nelle strategie di marketing dei produttori di farmaci e vaccini, prima del farmaci viene promossa la malattia attraverso i mass media, questo per spaventare la gente e promuovere le richieste dei vaccini e dei farmaci….dettate dalla paura…..inserita attraverso il Terrorismo Mediatico.


Dichiarazione di un  dirigente di una grossa industria farmaceutica: “se sommassimo tutte le statistiche, ognuno di noi dovrebbe avere all’incirca 20 malattie”….
 

Il giornale "Tempo Medico" di qualche anno ha pubblicato un'articolo, in esso si affermava che il marketing delle case farmaceutiche mira soprattutto a chi sta bene.
"Si possono fare molti soldi dicendo ai sani che sono malati".
Era il fulminante attacco di un articolo comparso nel 2002 sul British Medical Journal, in un fascicolo dedicato per intero all'invadenza della medicina.
Da quell'inizio ha preso il via una ricerca che ha condotto il giornalista scientifico australiano Ray Moynihan a verificare come le strategie di marketing delle maggiori compagnie farmaceutiche oggi prendano di mira soprattutto quelli che stanno bene .

In due anni l'autore ha intervistato decine di protagonisti del settore: clinici, ricercatori, manager, informatori; ha spulciato la letteratura scientifica e i siti internet; ha ricostruito sui documenti ufficiali e attraverso le testimonianze le vicende più esemplari. Il risultato, per quanto si può apprezzare dal libro , è un'attendibile e documentata ricostruzione di quanto sta accadendo negli ultimi anni. Curare i malati è un business troppo limitato perché un'industria complessa e articolata come quella che si sta sviluppando intorno alla salute possa accontentarsi. Per assicurare una continua crescita del mercato potenziale, vitale per qualsiasi settore economico in florida espansione, occorre ridefinire continuamente i confini tra salute e malattia e abbassare le soglie di intervento sui fattori di rischio, in modo da allargare il dominio sui cui si esercita l'azione della medicina.
 

Il sogno dell’industria farmaceutica e’ di considerare tutti i cittadini del mondo dei malati…e far si che questi ultimi si credano malati….

Per poter mantenere inalterata l’enorme crescita avuta negli ultimi anni passati, l’industria farmaceutica deve prescrivere sempre piu’ spesso farmaci a persone sane, con la complicita’ dei mass media che controllano e dei medici….da loro indottrinati attraverso le Universita’.

I meccanismi con cui cio’ sta avvenendo ed il grado nel quale si sono spinte le imprese dei vaccini e dei farmaci sono sbalorditivi !

Dagli “studi clinici” sui farmaci, alle “riviste scientifiche”, ai “congressi medici”, alle campagne mediatiche di sensibilizzazione sulle “malattie inventate” per mezzo di agenzie pubblicitarie che enfatizzano il tutto, alla pubblicita’ diretta ed indiretta sui mass media, l’intera medicina e la sanita’ sono state COLONIZZATE !

Le strategie di marketing studiate a tavolino dalle industrie di vaccini e farmaci, sono dannatamente efficienti e gli espedienti per inventare nuove malattie sono ormai consolidati da un decennio:  vedi ”Il pensiero scientifico” di Tom Jefferson e cio’ che asserisce Moynihan nel suo recente libro.

Per mezzo di studi detti scientifici, discutibili dal punto di vista epidemiologico e clinico biologico, si fanno apparire gravi alcuni problemi che non lo sono !

Si abbassano sempre piu’ le soglie di normalita’ di certi parametri, per far rientrare anche i sani nelle categorie dei malati ! questi dati in seguito vengono pubblicati sulle riviste mediche piu’ importanti, per avallare le loro false tesi…siete tutti depressi….siete tutti malati di timidezza…avete tutti il colesterolo alto….avete tutti l’osteoporosi.. ecc., ecc.

Le strategie di marketing studiate a tavolino fanno impressione in quanto vi e’ di mezzo la salute.

Alla base di tutto cio’ vi e’ la complicita’, la commistione, la contiguita’ di industrie farmaceutiche e medici.

“Il 90 % dei ricercatori che elaborano le linee guida per la sanita’, ha conflitti di interesse”, dice Giovanni Fava, docente di psicologia clinica all’Universita’ di Bologna (IT).

Sono corrotti ?, alcuni credono di essere indipendenti, ma presentano studi faziosi per far piacere ai loro sponsorche li finanziano per effettuare il tal studio…..altri sono veri e propri falsari….quelli seri e sono pochissimi, non vengono interpellati facilmente.

Il farmaco ormai e’ una “merendina” che viene propinato con gli stessi metodi utilizzati per i beni di largo consumo.

Commento NdR:, tratto dal Bollettino d'informazione sui farmaci, pubblicazione del Ministero della Salute.
Dalla  fine degli anni 80, alcuni gruppi di specialisti dell'intestino hanno iniziato a riunirsi periodicamente a Roma (sponsorizzati dalle case farmaceutiche interessate), con il compito di discutere su tutte le malattie cui questo organo può andare incontro.
Finora ne hanno descritte e classificate minuziosamente 21, tra cui la stipsi cronica, che colpisce chi non va di corpo «spontaneamente» almeno tre volte la settimana da oltre sei mesi
Ma quello che appare evidente e’ la differenziazione dei termini per indicare i vari stadi di una sola malattia quella dell’intestino in specie quella del Colon, che piano piano si aggrava e questi “furbetti”, chiamando con vari nomi (precedentemente inesistenti) i vari stadi della stessa malattia ne forniscono connotati diversi…per inventarne di nuove.
Questo zelo classificatorio di quegli “esperti” è ben applicato, e ne ironizza anche l'editoriale sul Bollettino, oltre che coloro che studiano il problema con serieta’.

Business dei farmaci:
Moltiplicando il numero delle nuove definizioni della stessa malattia, cioe’ gli eventi aggiuntivi per quello degli interessati alla questione che ammontano ad almeno 4 milioni in Italia, si comprende la generosità con cui varie industrie farmaceutiche hanno sovvenzionato per anni le riunioni di Roma e le associazioni di pazienti che si sono costituite per richiamare l'attenzione sui disturbi intestinali.

Ci sarebbe quasi da sorridere se l'argomento non fosse dei più seri, perché il caso della stipsi cronica, o la sindrome del colon irritabile, l'altra faccia della medaglia, sono due esempi fra tanti di come l'industria della malattia, per assicurarsi una continua crescita del mercato, stia trasformando normali alti e bassi della vita quotidiana, disturbi lievi e comuni, in malattie potenzialmente serie per cui è necessario assumere farmaci, da loro prodotti……
Tratto liberamente da un'articolo di Panorama

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L'industria della salute cerca nuove malattie….inventandole…
Il GRAVE fenomeno descritto al seminario su bioetica e diritto
Le industrie farmaceutiche purtroppo sono il Male dell’umanita’.
Infatti  come ha dichiarato un responsabile marketing della ROCHE «Il sogno di tutti è trovare un mercato non ancora identificato e svilupparlo». Oppure un altro: “il nostro sogno e’ quello di fornire farmaci anche ai sani”…

I nuovi mercati da sviluppare sono quelli del “disease mongering" ovvero del “commercio delle malattie”….
Si prendono anomalie fisiologiche o semplici (attori di rischio come la calvizie, l'obesità, l'osteoporosi, l'intestino irritabile, la disfunzione erettile, e con una campagna di marketing di terrorismo mediatico ben orchestrata, li si trasforma in malattia vera e propria, generando paura nella popolazione….

Disfunzioni. Disordini. Sindromi varie. Le aziende farmaceutiche accusate di alimentare patologie virtuali.
Un rapporto Usa attacca l'industria: per vendere pillole inventa o amplifica malanni.

Quando vi coricate, provate mai una sgradevole sensazione alle gambe, che vi costringe a muoverle e vi impedisce di dormire ?
In questo caso, forse siete affetti dalla sindrome da gambe senza riposo: una malattia che causerebbe l'insonnia al 5 per cento degli italiani, ed è curabile solo con farmaci.
O forse, invece, non avete proprio niente; siete sani, ma rischiate di cadere vittime del mal di marketing. Ovvero in quel metodo infallibile che le aziende farmaceutiche hanno trovato per vendere i loro prodotti, inventare malattie ad hoc per ogni medicinale, oggetto di un recente numero speciale della rivista "PLoS Medicine".

In inglese è chiamato "disease mongering". In italiano si potrebbe indicare come "malattie da commercio" o "medicalizzazione".
In pratica: l'arte di convincere sempre più persone di avere bisogno di farmaci, al solo scopo di venderli.
Influenzando la ricerca scientifica e l'opinione pubblica, si crea una nuova malattia, o si amplia una già esistente, ridefinendola in base a sintomi vaghi e molto comuni, senza distinguere tra forme lievi e forme gravi. Poi si pubblicano dati che indicano una grandissima diffusione del problema. Attraverso campagne di sensibilizzazione si incoraggiano le persone ad auto-diagnosticarsi il nuovo male. Infine, si suggerisce che è bene curare la malattia in tutti i casi con farmaci.

Un caso da manuale di malattia da commercio è quello della cosiddetta "disfunzione sessuale femminile", almeno secondo un articolo su "PloS Medicine" di Leonore Tiefer, professoressa di psichiatria alla New York University School of Medicine.
Questa controversa malattia sarebbe caratterizzata principalmente da una ridotta libido. La sua origine risalirebbe al 1997, anno in cui diverse aziende farmaceutiche hanno organizzato una conferenza dal titolo apparentemente neutrale di "Funzione sessuale negli studi clinici". "Il Viagra era appena stato approvato", racconta la Tiefer, "e io temevo che gli urologi avrebbero utilizzato una conferenza sulla disfunzione sessuale femminile per promuoverlo".
Timori dimostratisi fondati: dopo questa conferenza, un manipolo di urologi connessi alle industrie ha iniziato a studiare, curare e propagandare sui media il nuovo disturbo.

La Pfizer ha finanziato pubblicità e studi per sostenere l'efficacia del Viagra nelle donne, e un'altra impresa, la Procter & Gamble, ha tentato di promuovere un cerotto al testosterone. L'esistenza stessa della sindrome è ancora messa in dubbio, e l'efficacia di questi prodotti non è stata dimostrata, tanto che la Food and Drug Administration non li ha approvati.
Due anni fa una revisione del "British Medical Journal" archiviava definitivamente la questione dicendo che la sindrome non si sa cosa sia e non ci sono parametri biologici o clinici che la definiscano, e che nessun farmaco ha la capacità di attivare l'eros delle signore.
Eppure, congressi inventati ad hoc e stampa non medica propongono ciclicamente la sindrome e i suoi rimedi.

Quello delle "gambe senza riposo" è un'altro caso che ha suscitato l'interesse di "PLoS Medicine".
Era una condizione praticamente ignorata dalla comunità medica fino al 2003, anno in cui la casa farmaceutica GlaxoSmithKline pubblicò alcuni dati sull'efficacia delle cure a base di ropinirole, un farmaco utilizzato nella cura del morbo di Parkinson. Due mesi dopo, la stessa azienda rivelò, con un comunicato stampa, che esisteva un disturbo diffuso, ma non riconosciuto, che "tiene gli americani svegli di notte".
Da allora: congressi, statistiche, studi. E la Restless Leg Foundation. Depliant informativi in tutte le lingue presentano la malattia come cronica e ereditaria, e curabile solo con farmaci. Che, però, non sono poi sempre efficaci: il ropinirole, ad esempio, induce risposte positive nel 73 per cento dei pazienti, contro un 57 per cento di chi assume un placebo. E con effetti collaterali quali nausea e sonnolenza.

Il fatto è che, per competere in un mercato globale che supera i 510 miliardi di dollari l'anno, le aziende investono in marketing fino al 30 per cento del loro fatturato. "E' più di tre volte quello che spendono in ricerca", spiega Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, che aggiunge: "Si dice che bisogna mantenere alti i prezzi dei farmaci perchè questo serve a far ricerca. Ma la spesa principale è la promozione".

Di questa promozione si occupano agenzie specializzate, che prima ancora di pubblicizzare la cura, pubblicizzano la malattia.
La rivista britannica "Pharmaceutical Marketing" ha pubblicato una guida pratica all'educazione medica in cui diversi esperti del settore illustrano come, prima del lancio di un farmaco, sia opportuno crearne il bisogno nei pazienti e l'aspettativa nei medici che dovranno prescriverlo.
Perciò, vengono contattati scienziati di spicco, che dovranno parlare ai congressi, fare divulgazione e preparare li linee guida per la diagnosi e la cura.

E qui si palesa il più grave dei conflitti di interesse nell'ambito della ricerca medica: pochi mesi fa, un'indagine della rivista "Nature" ha esaminato centinaia di linee guida per il trattamento di molte malattie prodotte in tutto il mondo, scoprendo che almeno nel 70 per cento di esse alcuni autori dichiaravano rapporti economici con aziende farmaceutiche, presumibilmente le stesse che commercializzano i farmaci trattati nelle medesime linee guida. Una patologia su cui le grandi riviste mediche internazionali hanno puntato l'obiettivo è il cosiddetto "disordine bipolare", una forma più diffusa e meno specifica della grave sindrome maniaco-depressiva.

Questa ultima era diagnosticata nello 0,1 per cento della popolazione, mentre il più lieve e meno definito disordine bipolare sembra colpire una persona su 20. Oggi, milioni di persone (inclusi bambini e adolescenti) si curano il disordine con psicofarmaci anticonvulsivi.
Necessari ?
Secondo una nota della Janssen, produttrice del Risperdal, "i farmaci sono cruciali nel trattamento dei disordini bipolari. Le ricerche degli ultimi vent'anni hanno mostrato oltre ogni dubbio che le persone che assumono le medicine appropriate stanno meglio, nel lungo periodo, di chi non si cura".
Su "PloS Medicine", invece, David Healy, psichiatra dell'Università di Wales, sostiene che le prove scientifiche dell'efficacia di questi farmaci per contrastare i sintomi descritti dal cosiddetto disordine bipolare sono scarsissime. E che i dati sugli effetti a lungo termine insufficienti.
Per un paziente è impossibile decidere. Tocca ai medici discernere tra le vere malattie e i disturbi inventati dal marketing.
Ma i medici sono abbastanza informati ?
Purtroppo nel nostro paese l'informazione ai medici è fornita quasi esclusivamente dalle aziende farmaceutiche che, ovviamente,difendono e promuovono i loro prodotti. Mancano fonti indipendenti che possano dare ai medici gli strumenti per comprendere davvero come stanno le cose. "Ci sono 35 mila informatori farmaceutici, che ogni giorno devono vedere dagli otto ai dieci medici", spiega Garattini: "E il loro scopo è far aumentare le prescrizioni".

Il più delle volte certo questa attività commerciale è fatta responsabilmente, a volte risulta in vere e proprie furfanterie rilevate dalla magistratura, a volte, magari, si barcamena tra non detti, piccole esagerazioni e un generale sguardo benevolo verso il proprio prodotto (come potrebbe essere diversamente ?).
Comunque è un fatto che è perlomeno sbilanciato affidare tutta l'informazione sui farmaci alle aziende.
E anche la tanto annunciata Ecm (l'educazione continua in medicina gestita direttamente dal ministero della Salute) a un attento esame si dimostra quasi integralmente sponsorizzata dalle aziende.

Non è tutto. Il "British Medical Journal" annota: "Gli enormi costi di interventi con farmaci su una porzione crescente della popolazione rischiano di destabilizzare i sistemi sanitari pubblici, perfino nelle nazioni più ricche".
L'attenzione è tutta per i medicinali mirati ai disturbi più diffusi: l'ipertensione arteriosa e l'eccesso di colesterolo che sono fattori di rischio correlati statisticamente all'incidenza di malattie cardiovascolari.
Ma quali sono i valori ottimali dell'uno e dell'altro entro i quali dobbiamo tenerci per proteggerci da infarto, ictus e così via ?
La discussione di questi valori soglia, come li chiamano gli esperti, è materia quotidiana dei grandi giornali medici. Ed è il carburante con cui si alimenta un 'imponente guerra commerciale.

Combattuta a colpi di linee guida e raccomandazioni, redatte da comitati di esperti (spesso apertamente finanziati dalle industrie) che hanno più volte abbassato i valori al di sopra dei quali si consiglia una terapia. A furia di abbassarli, hanno reso l'essere sani un eccezione, anziché la norma.
Infatti, uno studio norvegese ha dimostrato che, se si applicassero le più recenti linee guida europee su colesterolo e pressione arteriosa, in Norvegia dovrebbe curarsi il 76 per cento degli adulti sopra i 20 anni.
Già nel 1999, una lettera firmata da quasi 900 medici di 58 nazioni esprimeva perplessità sui parametri di pressione arteriosa dettati dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) insinuando la presenza di conflitti di interesse.

Più esplicitamente, nel 2004 il Collegio reale dei medici generici ha consegnato al Parlamento britannico un documento in cui si dichiara che: "La classificazione di anormalità per condizioni quali l'ipertensione e la depressione non è fatta nell'interesse dei pazienti e serve esclusivamente ad arricchire le industrie".
Come difenderci ?
Una nuova e promettente legge che obbliga le industrie farmaceutiche operanti in Italia a cedere, ogni anno, il 5 per cento di quanto spendono in promozione all'Aifa (Agenzia italiana del farmaco).
Con questi fondi si finanziano studi indipendenti per valutare la rimborsabilità delle medicine.
Nel 2006 sono stati finanziati 54 studi, per un totale di 35 milioni di euro. "E' un'iniziativa italiana, ed è la prima in Europa. Molti rappresentanti di altri paesi hanno chiesto informazioni per cercare di riprodurla", dice Garattini e aggiunge: "Questo sarebbe anche un modo per finanziare studi sui farmaci per la malattie rare, di cui nessuno si occupa perchè non danno ritorni economici".
Tratto da: http://www.ilnuovomondo.it

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Ecco un reso conto dell’incontro di Dialoghi di Bioetica e Diritto alla facolta’ di Giurisprudenza di Trento nel giugno 2007:

Cosi’ afferma Mauro Miselli, dirigente del Servizio documentazione   e   informazione scientifica delle Farmacie comunali di Reggio Emilia, intervenuto sul tema: “Sintonie e interferenze, la comunicazione in ambito sanitario", anche l'industria della salute ha “necessità” di indurre consumi di farmaci sempre crescenti, non importa se anche dannosi alla salute dei cittadini.

"La ricerca farmaceutica costa molto e vengono sintetizzati sempre meno farmaci. Si cerca così di catalogare sempre più malattie, preparando già la cura, di solito poco o per nulla efficace. Ma attenzione, questo sta diventando l'unico modo di fare informazione scientifica oggi", avverte M. Miselli.
Avanza "l'epidemiologia creativa" - etichettare disturbi e comportamenti come malattie, suffragando il tutto con studi fittizi, dati statistici inventati, testimonianze autorevoli interessate e la partecipazione connivente delle associazioni di malati, tutte finanziate dall'industria farmaceutica. Ne sono esempi il disturbo di ansia generalizzato, iI disordine da shopping compulsivo, iI deficit cognitivo lieve, l'iperattività e deficit d'attenzione nel bambini (ADHD), la sindrome delle gambe senza riposo, la vescica iperattiva, il disturbo bipolare (secondo Miselli sarà il prossimo tormentone), la fobia sociale, la disfunzione sessuale femminile, la timidezza.
Non si scherza neanche con le diagnosi precoci e gli screenings. "Si adeguano al ribasso” le soglie di normalità, come la glicemia, la pressione arteriosa e il colesterolo, e si aprono mercati smisurati.
(NdR: Solo in Usa sono 42 milioni i potenziali clienti delle statine, farmaci che pretendono di abbassare il colesterolo nel sangue, appena si smette di assumerli tutto ritorna come prima, oltre al fatto che intossicano e molto)….
La diagnosi precoce non equivale a guarigione e alcuni test non specifici e non certi, come il PSA, usato come indicatore di tumore alla prostata, in caso di positività comporta a cascata ecografia, biopsia, chirurgia, che può portare a impotenza, incontinenza e via discorrendo, denuncia Miselli. "Il 19 marzo scorso da una fondazione di urologi venne promossa la settimana di prevenzione della prostata. Psa per tutti, ma senza nessuna evidenza scientifica. Per fortuna l'associazione dei medici di medicina generale ha emesso un comunicato per avvisare sui limiti e sui rischi di questo test".
I mass media, infine, sono casse di risonanza naturali di questo tipo di informazione, perché fa presa sul pubblico.
Al Dialoghi di Noetica era presente il filosofo Paolo Dordoni, che ha ripensato il modello del comunicare nei luoghi della cura sanitaria tra pazienti e curanti, recuperando il ruolo morale, cioè in grado di decidere da sé, del malato, e del rispetto che gli è dovuto in quanto pari e non succube.
Lorenzo Chieffi, professore di diritto pubblico alla seconda università di Napoli, ha ribadito come l'eccessivo tecnicismo medico frammenti la persona, riducendola a organo o Dna, e che solo un'informazione esauriente e partecipata consenta al paziente di prendere decisioni consapevoli.
Tratto da L’Adige – Trento - Giugno 2007

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ALTRE MALATTIE INVENTATE ! - Maggio 2006
Nei giorni scorsi l'America ha visto un ultimo,incredibile esempio di «privatizzazione».
Un'associazione medico-scientifica, l'American Society for Hypertension, ha enunciato una nuova e più ampia definizione dell'ipertensione.
Prima, la diagnosi di ipertensione era semplicemente fondata su un solo elemento: una pressione sanguigna superiore a 140/90.

Questa nuova definizione e' dovuta al fatto che la American Society for Hypertension ha ricevuto una donazione di 75 mila dollari da tre colossi farmaceutici, Novartis, Merck e Sankyo, con la promessa di altri 700 mila dollari per promuovere la nuova definizione tra i medici di base, invitati a cene di «informazione» a questo scopo.
Le farmaceutiche hanno voluto crearsi dei nuovi pazienti, pagando una mancia ai dottori specialisti.
Ad avere una pressione alta sopra i 140/90 sono ben 64 milioni di americani, ma ciò non basta al business.
Ci sono altri 59 milioni che hanno pressione sui 120/80: definirli  patologici «pre-ipertesi» significa aprire un nuovo immenso mercato per  i farmaci, con grande vantaggio dei bilanci.
Fonte: http://www.informatori.it/informatori/ilgatto.htm

 
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Le Nuove Malattie.....INVENTATE.....vedi per esempio ADHD

Nuove malattie che si stanno affacciando all'orizzonte medico !!!  E fanno aumentare le vendite alle case farmaceutiche.
Dato che le case farmaceutiche continuano a creare nuove fantasiose malattie per aumentare le loro vendite, come il Disordine d'Ansia Generale (GAD), lo scrittore Mike Adams ha deciso di aiutarle suggerendo altri comportamenti umani anomali che potrebbero essere indicatori di nuove malattie:

Disordine ossessivo della disobbedienza (DOD).
Una persistente sfiducia nell'autorità, come il governo e le forze dell'ordine (disordine discusso veramente dalla comunità degli psichiatri).

Dipendenza dall'abbronzatura da raggi ultravioletti (DARU).
Spinge le persone ad abbronzarsi ripetutamente (secondo la medicina ufficiale un'altra "vera" malattia).

Disordine del linguaggio offuscato (DLO).
Colpisce per lo più i medici, causando le vittime a parlare in un intelligibile linguaggio medico.

Malattia da frigorifero (MF).
Stare di fronte al frigo aperto guardando a lungo all'interno.

Disordine ossessivo da maglieria introvabile (DOMI).
Ricerca ossessiva dell'altro calzino.

Ricerca compulsiva delle tasche (RCT).
Ricerca ripetuta delle tasche quando non si riesce a trovare un piccolo oggetto smarrito.

Disordine d'anticipo del semaforo (DAS).
Disordine comportamentale che colpisce quelli che, a semaforo rosso, fanno avanzare l'auto lentamente in attesa del verde.

La triste realtà è che le case farmaceutiche investono un ammontare considerevole di risorse finanziarie per inventare nuove malattie che immancabilmente richiedono una soluzione farmaceutica da prendere per il resto della vita.
L'esempio più eclatante riguarda il colesterolo.
Le case farmaceutiche hanno comprato gli "esperti" medici che, presentando il colesterolo in una certa luce, hanno indotto più del 99% della popolazione a credere d'avere un problema medico e a prendere per il resto della loro vita dei farmaci, inutili, a base di statine.

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Bayer, AstraZeneca, Pfizer: Così le industrie farmaceutiche ci vogliono malati... immaginari  -  05/07/2006
Quotidiano di Sicilia
Le
strategie di marketing dei produttori per incrementare le vendite dei medicinali 
Un lieve problema di salute diventa una patologia grave, e la spesa sanitaria cresce

Sei timido ? Non dormirci troppo: potrebbe essere, infatti, un chiaro sintomo di "fobia sociale".
Incontri delle difficoltà sessuali ? Potrebbe trattarsi di vere e proprie disfunzioni.
Sei distratto sul lavoro ? Pensaci bene: e se fossi affetto da "disturbo da deficit di attenzione"?

Sono bastate, forse, queste poche frasi per alimentare qualche dubbio? Bene. È proprio quello che accade ogni giorno a milioni di persone nel mondo: lievi problemi di salute vengono dipinti come patologie gravi, con la complicità di gigantesche campagne pubblicitarie frutto di attente operazioni di marketing elaborate dalle grosse industrie farmaceutiche, prime tra tutte quelle americane, che vantano un fatturato annuo di oltre 500 miliardi di dollari. Se da un lato, infatti, i giganti mondiali della farmaceutica salvano vite e riducono le sofferenze, dall'altro non si accontentano più di vendere medicine solo ai malati.
Si possono fare montagne di soldi, infatti, convincendo la gente sana che è malata.
Così, il semplice rischio di una malattia diventa la vera e propria malattia. E, di conseguenza, donne sane di mezza età soffrono di un male latente alle ossa, chiamato osteoporosi, e uomini di mezza età in piena forma hanno un disturbo cronico che si chiama colesterolo alto. E il gioco funziona. Perché, in fondo, stiamo parlando di salute.

Un sogno alla Merck
Henry Gadsen, direttore generale della casa farmaceutica Merck, trent'anni fa confessò in un'intervista a Fortune il suo più grande cruccio, e cioè che il potenziale mercato della sua società fosse limitato alla gente malata. Avrebbe voluto infatti vendere medicinali come gomme da masticare. Produrre farmaci, cioè, per la gente sana, vendendo così a tutti. Sono bastati tre decenni perché il sogno si avverasse.

Le strategie di marketing delle case farmaceutiche mondiali, oggi, prendono infatti di mira, in maniera massiccia, le persone in perfetta salute. Non c'è persona normale che non possa figurare come paziente. E le vendite aumentano.
A sostenere questa tesi, tra gli altri, sono due giornalisti scientifici, Ray Moynihan e Alan Cassels, che hanno scritto il libro Farmaci che ammalano, e case farmaceutiche che ci trasformano in pazienti (Nuovi Mondi Media editore), tradotto in Italia da Simona Minnicucci, da cui derivano gran parte delle informazioni che vi stiamo presentando.

Negli Stati Uniti, spiegano i due autori, la spesa farmaceutica è salita del 100 per cento, e continua a crescere. Il prezzo dei farmaci aumenta sempre più. Ma soprattutto aumentano le prescrizioni dei medici. Specialmente quelle di medicinali per il cuore e antidepressivi: guarda caso, le categorie maggiormente pubblicizzate.

Un esperto newyorkese di pubblicità, Vince Parry, in un articolo dal titolo "L'arte di fabbricare una malattia" ha rivelato che le società farmaceutiche stimolano la creazione delle patologie mediche. A volte accendendo i riflettori su malattie poco note, o anche inventando un nuovo nome e una nuova definizione per vecchi disturbi.

Promuovere esclusivamente le pillole sarebbe riduttivo. La vera propaganda, quindi, la si fa direttamente "sponsorizzando" disturbi e malattie.
Come ? Mettendo in campo eserciti di informatori, influenzando la ricerca scientifica, sponsorizzando importanti convegni medici, persino "pilotando" le commissioni statali che aggiornano le definizioni delle malattie. Sono sempre più numerosi i casi di medici che redigono le direttive il cui nome compare sui libri paga dei produttori di farmaci.

Colesterolo, che fortuna
Il primo dei timori ? Il colesterolo alto. Una paura diffusa, che ha fruttato guadagni per 25 miliardi di dollari all'anno ad industrie come la Bayer, l'AstraZeneca, e la Pfizer. Con una spesa pubblica che è cresciuta al punto da diventare una seria minaccia, in taluni stati dell'Est europeo, per il sistema sanitario nazionale.

Eppure, il colesterolo in sé non è un nemico mortale. Piuttosto è indispensabile per vivere! Nel caso di persone sane, l'unica cosa scientificamente accertata è che l'elevato livello di colesterolo nel sangue è solo uno dei tanti fattori che possono incidere sul rischio di disturbi cardiaci. Tra i pochi fattori, però, su cui si possa agire direttamente attraverso dei farmaci: le statine. Per le quali esistono investimenti promozionali colossali, paragonabili a quelli di certe marche di birra. Le statine sono un rimedio valido per chi ha già avuto problemi cardiaci. Per tutti gli altri, ovvero la maggioranza delle persone sane, le strategie per mantenersi in salute sono molto più semplici: una buona dieta, più movimento, niente fumo.

Questione di definizioni
Nell'ultimo decennio le vendite di statine sono salite alle stelle. Negli anni '90, secondo i National institutes of Healts (Istituti nazionali per la salute), sono 13 milioni gli americani che hanno bisogno di cure a base di statine. Persone classificate come "affette da colesterolo alto". Una classificazione che viene periodicamente rivista. Nel 2001, infatti, il numero sale a 36 milioni, secondo il parere di una commissione di esperti che riformula le direttive. Nel 2004 un altro aggiornamento: si arriva a 40 milioni. Quadruplicato il numero di pazienti oggetto di una possibile terapia farmacologica.

Otto dei nove esperti che hanno redatto le direttive nell'interesse pubblico della nazione lavorano anche come relatori, consulenti o ricercatori per le maggiori case farmaceutiche al mondo: Pfizer, Merck, Bristol-Myers Squibb, Novartis, Bayer, Abbott, AstraZeneca e GlaxoSmithKline. Una maglia di legami finanziari per un conflitto di interessi sconcertante. Ma lo scopo è raggiunto: il colesterolo preoccupa "un sacco" di pazienti.

Un potere sotterraneo
L'intreccio tra redattori di direttive e l'industria - spiegano Moynihan e Cassels - sono solo un aspetto della vasta rete di interrelazioni tra medici e case farmaceutiche. Si "gonfiano" le direttive sulle malattie per ampliare il bacino dei pazienti-clienti, e si condiziona anche la ricerca scientifica.
Sempre negli Stati Uniti, si stima che un buon 60 per cento della ricerca e dello sviluppo biomedico riceva finanziamenti da fonti private. In prevalenza, si tratta di case farmaceutiche. La percentuale sfiora il cento per cento nel settore degli antidepressivi: quasi tutti i test clinici di questi farmaci vengono finanziati dagli stessi produttori.

E anche la Bibbia degli psichiatri, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, un librone di mille pagine che classifica i disturbi della mente, è risultato essere un testo poco trasparente: più della metà dei membri del gruppo di esperti che ha redatto le definizioni, infatti, ha legami finanziari con aziende del settore farmaceutico.

Non vi basta? C'è una notizia ancora più sconvolgente: persino le attività di diverse associazioni per la difesa dei pazienti e dei malati vengono "sostenute" dall'industria farmaceutica. Uno scenario inquietante.

Depresso ? Va' dal medico
La depressione è una diffusa patologia psichiatrica dovuta con ogni probabilità ad uno squilibrio chimico nel cervello. Si può curare al meglio con una moderna categoria di farmaci chiamati Selective serotonin reuptake inhibitors, o Ssri (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina).
Vi sembrerà più semplice chiamarli Prozac, Paxil o Zoloft. E se a consigliarvi questi farmaci è il vostro medico, perché non fidarsi ?
Dietro ai consigli dei medici, è noto, c'è un esercito di professionisti: gli informatori medico-scientifici. Le industrie infatti intervengono anche sul modo in cui i medici prescrivono i farmaci.
Rappresentanti (28 mila in Italia) e rivenditori sono sempre pronti al sorriso e ad elargire preziosi ed amichevoli consigli sui farmaci più recenti, oltre che i migliori aggiornamenti sulle malattie.
Chiunque metta piede in uno studio medico ne sa qualcosa. Un lavoro dagli abbondanti frutti: è grazie a questi professionisti, infatti, che in alcuni Paesi le prescrizioni di antidepressivi si sono triplicate nel corso degli anni '90. Con un fatturato complessivo, per i produttori, di oltre 20 miliardi di dollari.

E la depressione ? Gli specialisti di malattie mentali dicono che la teoria della mancanza di serotonina è solo una delle tante teorie scientifiche, per di più semplicistica e anche sorpassata. Ma tenuta viva dall'apparato promozionale fatto di tante strette di mano e campioni gratuiti negli ambulatori medici.

Una salutare informazione
Le industrie fanno solo il loro mestiere: vendere il più possibile al prezzo più alto possibile. E lo fanno investendo il 30 per cento del loro fatturato in un'aggressiva politica di marketing. Soltanto in Italia, fatturano 20 miliardi di euro.
E il Servizio sanitario nazionale ?
Ha l'obiettivo opposto: comperare medicine al prezzo più basso possibile, e soltanto per pazienti che ne hanno veramente bisogno. Compreso il danno ? Non è solo per il paziente reso indebitamente "malato", ma per l'intero sistema gestito dallo Stato, costretto a reggere una spesa pubblica superiore a quella effettivamente necessaria.
Non è facile stabilire dove stiano i confini tra salute e malattia, specie quando enormi forze promozionali sono all'opera per cercare di confonderli. A volte le malattie sono reali, dolorose e mortali, e la cura è auspicabile.
In molti altri casi, i problemi sono talmente lievi e passeggeri che non fare niente potrebbe rilevarsi la migliore scelta.
La soluzione? Ci vorrebbe più informazione indipendente. I medici accolgono a braccia aperte gli informatori, le riviste mediche dipendono troppo dalla pubblicità delle industrie farmaceutiche. Trovare materiale di qualità non è facile. Ma perlomeno, uno sforzo merita di essere fatto. Prima di correre in farmacia.
By Agostino Laudani
Tratto da: http://www.cbgnetwork.org/1554.html

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La Creazione industriale di nuove malattie
Nel Medio Evo, ciarlatani e cavadenti promettevano già bellezza e salute, per non dire dell’eterna giovinezza, grazie a pozioni miracolose e a elisir di lunga vita. Si sarebbe potuto sperare che simili pratiche declinassero con il progresso; al contrario, la pubblicità le ha esacerbate. Se non vale la pena attardarsi sull’esempio caricaturale dei cosmetici, ben altra attenzione merita il modo, misconosciuto, con cui l’industria farmaceutica utilizza il sistema pubblicitario per pervertire la medicina. In Francia, la vendita e la pubblicità diretta dei medicinali sono teoricamente limitate: in realtà lo sono sempre meno.
Gli industriali del settore stanno cercando di raggiungere il grande pubblico e lo fanno, come chiosano ammirati i pubblicitari, «a suon di sotterfugi per raggirare una regolamentazione restrittiva».
Sarebbero tutti soddisfatti se si raggiungesse il livello degli USA, dove la deregulation liberale ha autorizzato il direct to consumer. In dieci anni, i budget pubblicitari si sono decuplicati e il giro d’affari dei medicinali coinvolti si è triplicato…

Non siamo ancora a questo punto, ma il sistema pubblicitario non è meno attivo in Francia, dove mira al target che la legge gli consente: il medico che fa le ricette. I medici sono tampinati da una legione di rappresentanti dei laboratori farmaceutici. Si parla spesso della carenza di personale medico negli ospedali.
Ricordiamo che in questo caso c’è un rappresentante ogni nove medici! Si parla spesso della «dura necessità», per poter finanziare la ricerca medica, di far pagare ai Paesi poveri i diritti di brevetto, che moltiplicano per dieci o anche più il prezzo dei medicinali. Ricordiamo che i laboratori destinano soltanto dal 9 al 18% del loro budget alla ricerca, ovvero tre volte meno di ciò che viene destinato al marketing.

A lungo persuasi di far bene il loro mestiere, cioè di fare del loro meglio per la salute del paziente, i medici si sono resi conto che vengono reclutati per fare consumare il più possibile determinati prodotti.
Un sistema pubblicitario efficace mira a fare di chi prescrive le ricette un braccio affidabile della tenaglia che stritola certi malati. Ecco come si svolge il lavaggio del cervello, spiegato da chi l’ha subìto in prima persona.
All’inizio dei suoi studi, il futuro medico scopre con piacere tutto un mondo di regali, di loghi che gli divengono familiari e di sponsor generosi che sovvenzionano serate e settimane bianche. La contropartita sembra minima, basta far finta di ascoltarli mentre abbozzano una graziosa «verità scientifica» su un dato prodotto.

Comunque, «fanno parte della nostra formazione», come dicono i più vecchi, in generale già ben formattati.
Più tardi, lo studente comincia a conoscere seriamente le patologie. I libri su cui studia raccomandano certi medicinali in grassetto, gli stessi di cui si ritrova la scintillante pubblicità nella sovraccoperta o inserita tra le pagine. Libri scritti dal «fior fiore della medicina», che ha acquisito notorietà grazie alle sovvenzioni di laboratori legati alle loro specializzazioni gli stessi che producono quei medicinali.
Ma per lo studente quel testo è il riferimento indispensabile, e siccome la medicina s’impara a memoria, tutto ciò entra a far parte del sistema! Durante l’internato, volente o nolente, frequenta i laboratori più volte a settimana (in occasione di «visite di cortesia», di uscite organizzate, di «riunioni d’informazione», ecc.). Inoltre, il primario può esercitare pressioni dirette o indirette affinché si orientino le prescrizioni a favore del laboratorio X, amico del primario.

Lungo tutta la sua vita lavorativa, il medico sarà corteggiato per il suo stesso bene: riunioni, pranzi, «soggiorni di formazione» lo arricchiranno di un sapere preconfezionato, abilmente truccato alla bisogna nelle riviste di riferimento o nei dépliant che vantano le proprietà del medicinale (che talvolta «dimenticano» di menzionare taluni effetti secondari).

Quando sono state lanciate le pillole contracettive di terza generazione (meglio tollerate delle precedenti, ma considerate a rischio per un possibile aumento delle malattie cardiovascolari), un laboratorio spiegava nelle sue schede promozionali come, contrariamente alle pillole concorrenti, il tasso di colesterolo non fosse aumentato con i suoi prodotti. Un esame più attento della spiegazione segnalava che questa prova «scientifica» era stata riscontrata… nella femmina del coniglio. Le cavie sapranno apprezzare.
Quindi, anche se i medici hanno appreso (molto di recente) ad avere uno sguardo critico, i trucchi del mestiere funzionano sempre. Allorché i rappresentanti cessano di incentivare i medici, il volume dei medicinali prescritti nella zona geografica trascurata (sorvegliata con la complicità dei farmacisti e delle mutue) precipita.
Sono dunque i rappresentanti ad acuire il senso critico dei medici ? Sì, nei confronti di malattie che non esistono e che vengono create a colpi di convegni e articoli «scientifici» ratificati da rinomati professori.
Una creazione particolarmente facile quando la frontiera tra il normale e il patologico è così sottile.
A partire da quali soglie bisogna prendere in considerazione il tasso di colesterolo o la tensione arteriosa ?
La minima flessione può creare un mercato immenso…

Philippe Pignarre, che ha lavorato per diciassette anni nell’industria farmaceutica, ci ricorda che quest’ultima costituisce il «gioiello della corona del capitalismo». I suoi tassi di profitto sono più alti di quelli di qualsiasi altro settore, banche comprese. Ma per mantenerli, tenendo conto della scadenza dei brevetti, bisogna innovare di continuo e spingere con urgenza, a dispetto di ogni prudenza, al consumo di nuovi prodotti.
Pignarre ci spiega in dettaglio le strategie impiegate: si pubblica uno stesso articolo, sotto firme diverse, per aumentare la notorietà di una nuova molecola e suggerire ai medici che i suoi vantaggi sono stati davvero confermati; poi la si può addirittura commercializzare sotto due nomi diversi per imporla più rapidamente (strategia detta di co-marketing); infine si fa pressione per farla prescrivere in prima battuta, ecc.
Quando le molecole divengono di pubblico dominio, si procede alla «cosmesi» dei medicinali, scommettendo sulla celebrità del nome di marca; ad esempio, si fa di tutto per far dimenticare che la Tachipirina non è altro che paracetamolo.
C’è anche la «strategia di nicchia »: i laboratori propongono il loro medicinale nel sottodominio limitato di una patologia e in seguito «lavorano per allargare questa nicchia, preparando i medici al depistaggio e sensibilizzando sia la stampa che il grande pubblico. Si sono così visti nascere alcune ‘nuove’ turbe psichiatriche», come certe forme di depressione breve o di schizofrenia precoce.

Davanti alla difficoltà di trovare nuovi medicinali, i laboratori si accingono dunque a inventare nuovi pazienti per vendere i loro vecchi prodotti. A questo fine, essi ricorrono a tutti gli stratagemmi del sistema pubblicitario, utilizzando le tattiche di comunicazione che si indirizzano direttamente alle masse per il tramite dei media.
Negli Stati Uniti è così improvvisamente comparsa una nuova malattia: «la turba da fobia sociale».
Tra il 1997 e il 1998 vi si fa riferimento, nei media, una cinquantina di volte ma, nel 1999, l’epidemia sembra dilagare tanto che vi si fa riferimento più di un miliardo di volte.
Cosa è successo ? Niente, se non lo sviluppo di una vivace strategia di relazioni pubbliche per conto di un laboratorio che cerca nuovi sbocchi per un antidepressivo, il Paxil, le cui vendite aumentano del 18% nell’anno 200024.

Queste strategie sono pericolose, perché i medicinali possono innestare una caterva di effetti indesiderabili, che vanno dagli effetti collaterali benigni a quelli mortali.
Ad esempio, un laboratorio propone degli ormoni per occuparsi della «menopausa maschile»; le sue pubblicità giocano sul desiderio degli uomini di «restare giovani» e di conservare tutta la loro libidine. Ma c’è da temere che il testosterone proposto comporti a lungo termine un drammatico aumento dell’incidenza del cancro alla prostata.
Allo stesso modo, anche sul breve termine, i sondaggi clinici su un campione di 2.500 persone sono statisticamente troppo deboli per accertare eventuali effetti negativi gravi (con i laboratori che, in caso di problemi, fanno tutto il possibile per spiegarli tramite le caratteristiche delle cavie piuttosto che delle molecole).
Un farmaco tagliafame ha ottenuto nel 1985 l’autorizzazione alla distribuzione sui mercati (AMM): trombe e tamburi, congressi sul prodotto miracoloso che migliorerà l’alimentazione di milioni di persone, malate per aver troppo consumato o più spesso schiave di un conformismo fisico propagandato proprio dalla pubblicità.

In pochi anni viene consumato da sette milioni di persone e qui ci si accorge della sua pericolosità: 200 persone moriranno o subiranno gravi conseguenze. L’ingegnosità dispiegata per massimizzare la redditività del triangolo medico-malato-laboratorio è terrificante. Il predominio dell’immagine sulla verità è un tratto indiscutibile della pubblicità, ma nel campo della salute è criminale, perché i medicinali sono potenzialmente delle vere e proprie mine antiuomo.
Il principio di precauzione va a farsi fottere grazie a un’ondata di pubblicità che stimola l’iperconsumo dei medicinali, il quale a sua volta comporta 1.300.00 ricoveri (cioè il 10% del totale!) e 18.000 decessi all’anno solo in Francia. Coccolando l’illusione ossessiva della salute perfetta, della bellezza e della gioventù eterne, Big Farma ha creato di fatto delle nuove malattie.

Il cinismo dei laboratori trova l’eguale solo presso i loro marketers, che sacrificano coscientemente la nostra indipendenza, e anche la nostra vita, al Dio Profitto. Eppure sarebbe sbagliato e ingiusto imputare al solo sistema pubblicitario questa deriva del mondo della medicina.
Di nuovo, essa non fa che svelare, aggravandole, le insufficienze di una concezione della medicina come assistenza focalizzata sulla prescrizione di composti chimici la cui aggressività è causa di patologie e dipendenze. Ora, le statistiche provano che i progressi della salute pubblica non sono legati in modo decisivo ai medicinali moderni, ma molto più al miglioramento delle condizioni di vita e specialmente dell’alimentazione, vale a dire a cose che gli individui possono controllare da sé.
Un’altra concezione della salute si profila a questo punto, una concezione fondata sull’autonomia personale e garantita da una sana igiene di vita che prevede il ricorso all’assistenza medica solo in certi casi particolari.

Gli «spettacolari progressi» della tecnica medica non solo non hanno contribuito granché all’aumento della speranza di vita, ma hanno avuto effetti nefasti non voluti o previsti dai medici.
Da un lato questi effetti, invece di spingere gli individui a prendere in mano la loro salute per costruire un modo di vivere più sano, hanno rinforzato l’idea che la salute è assicurata al meglio tramite il consumo quotidiano di cure prodigate da istanze specializzate. Dall’altro lato, sono stati sistematicamente usati per giustificare le condizioni di vita moderne: condizioni che sono sempre più patogene !
Il cancro, causa di morte per 150.000 francesi ogni anno, è un’epidemia legata all’industria, più precisamente a quella chimica, che è anche alla base della farmacopea.
Come scriveva Ivan Illich, “la civiltà industriale crea nuove malattie e il sistema medico stesso è ben lungi dall’essere sano: Una struttura sociale e politica distruttiva trova il suo alibi nel potere di appagare le proprie vittime con terapie che esse hanno imparato a desiderare. Il consumatore di cure diviene impotente a guarirsi o a guarire chi gli sta vicino”.

CONCLUSIONI
Era ora che la pubblicità provocasse una reazione proporzionata alla ripugnanza che ispira a molti di noi: la pubblicità è in sé infame, è propaganda industriale che si spaccia per informazione e talvolta passa per tale.
È infame per ciò che promuove: l’edonismo adulterato, il narcisismo delle apparenze mercantili, la noncuranza col e il disprezzo del passato che sta dietro alla beata nostalgia della «vera vita campestre».
È infame soprattutto perché è un potente motore di quel consumismo e di quel produttivismo che sono all’origine del saccheggio della natura e delle società, al quale contribuisce in misura ancora maggiore mascherando la devastazione del mondo che ne consegue e che, malgrado tutto, salta agli occhi.
Non ci si può che rallegrare del lavoro di tutte quelle associazioni che si sforzano di sensibilizzare la popolazione su questa peculiare nocività e che lottano compatte contro il suo imperialismo.
Ma questa battaglia resta troppo spesso parziale; condotta per vie legali e giuridiche, essa è simile a quella di Sisifo contro il suo masso, che rotola sempre giù dal pendio. Non ci si può limitare a criticare la pubblicità, come ha ben capito l’associazione Casseurs de pub che, traendo le dovute conseguenze dalla sua attività iniziale, oggi pubblica un giornale intitolato «La Décroissance» (La Decrescita).
La pubblicità è in effetti intrinseca all’organizzazione della vita di cui tutti facciamo parte e che bene o male sopportiamo: essa ne è quindi inscindibile, in tutte le sue dimensioni. Criticare la pubblicità senza criticare questa organizzazione e senza voler uscire dalla trappola della crescita è contraddittorio.
La pubblicità è una componente a pieno titolo di quella produzione industriale su cui poggia il nostro laborioso comfort.
Tratto e continua su: http://www.informationguerrilla.org
Fonte: MISERIA UMANA DELLA PUBBLICITA’. Il nostro stile di vita sta uccidendo il mondo, Gruppo MARCUSE, Elèuthera, 2006, 144 pp.
Vedi anche: http://www.gliscomunicati.com/content.asp?contentid=721

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GLI INVENTORI DELLE MALATTIE - LA MEDICINA CHE NON GUARISCE - Come difendersi da terapie inutili o nocive
In ogni branca della medicina, nella ginecologia come nell’ortopedia o nella prevenzione del cancro, sono diffusi veri e propri miti. E accade spesso che farmaci, diagnosi e terapie non siano tanto delle necessità mediche, quanto piuttosto il risultato di errori, false conclusioni e interessi finanziari. La cosa si fa spaventosamente evidente quando capita che i medici diventino pazienti: rispetto agli altri cittadini è infatti emerso come molto più di rado essi si facciano operare. Viene dunque da pensare che in molti spingano i pazienti a sottoporsi a interventi a cui per se stessi non acconsentirebbero. E questo perché sanno benissimo quali operazioni siano davvero indispensabili, quali cure possano realmente giovare ai loro pazienti e quali soltanto al proprio portafoglio.

Informarsi è la migliore delle medicine !
Quali procedure mediche e quali interventi sono inutili, quali addirittura pericolosi ?

Il giornalista scientifico e autore di best seller Jörg Blech analizza criticamente i trattamenti medici più diffusi e controversi, come gli interventi all’ernia del disco, le terapie contro l’artrosi, le operazioni al cuore, le cure contro il morbo di Alzheimer e contro l’osteoporosi. E il suo testo è un vero e proprio attacco, illuminante, mosso all’ignoranza e alla disinformazione. Scopo ultimo, il raggiungimento di una medicina realmente di qualità.

E i principali ostacoli alla scienza sono l’interesse economico, che tante volte influenza l’operato dei medici più di ogni altra forza, e la disinformazione, che fa dei cittadini, loro malgrado, gli ignari colpevoli delle più gravi carenze del sistema sanitario.
Ma gli esiti di questo modo di procedere, ormai è chiaro, sono disastrosi e per il singolo e per il sistema.
A guadagnarci non sono state che le case farmaceutiche e le industrie produttrici di apparecchiature sempre più tecnologizzate.

Questa la descrizione in sintesi del pensiero di: JÖRG BLECH, nato nel 1966, ha studiato biologia e biochimica in Germania e in Gran Bretagna. Ha frequentato la scuola di giornalismo ad Amburgo e dal 1994 ha lavorato nella redazione medica e scientifica delle riviste «Der Stern» e «Die Zeit». Dal 1999 scrive per «Der Spiegel».
Il suo libro Gli inventori delle malattie è rimasto per ben 40 settimane fra i best seller menzionati da «Der Spiegel».
Tratto da: www.lindau.it

Ecco un'altro esempio di mala-informazione
Fare la doccia può danneggiarvi il cervello, Ecco le fesserie inventate per far paura alla gente....da parte delle multinazionali dei farmaci.... tratto da: www.data-yard.net/10d2/shower-damage.htm

Carolina (USA) -  ecco che arriva l'ennesima idiozia sui pericoli per la "salute": tracce di manganese respirate mentre si fa la doccia potrebbero influenzare il cervello e causare tremori. "Dieci anni di docce in acqua che contiene le concentrazioni di manganese permesse in America esporrebbe i "giovani" (forse questi falsi  "scienziati" pensano che i più anziani non fanno la doccia) a livelli tre volte più alti di quelli che sono stati notati nel cervello dei ratti. (senza pensare che probabilmente i ratti hanno la capacita' di accumulare nel cervello meno manganese degli umani....)
Ciò che non si dice è quanto difficile sia persuadere un ratto a farsi una doccia al giorno per 10 anni, né si precisa che esposizione non significa danno, né si parla di soglie di tolleranza che invece esistono, né si menziona che, tra le docce, c'è tutto il tempo di eliminare il possibile accumulo da esposizione. Ma l'importante è mantenere il clima di paura - la paura di esistere. Più si ha paura, infatti, più si diventa ricettivi a nuove paure e obbedienti a intimidazioni.
Tutto dettato dalle multinazionali

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PSICHIATRIA: CREAZIONE E SVILUPPO DI UNA "MALATTIA MENTALE"