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In Italia sono circa 700.000 le
persone malate di epatite B cronica, di questi solo
20mila seguono una terapia.
È un'epidemia silenziosa che, purtroppo, continua a essere
sottovalutata: all'inizio la malattia si manifesta con
sintomi spesso blandi, ma se non viene trattata ha
conseguenze cliniche molto gravi come , cirrosi per il
10-20% dei casi e, in quasi la metà di questi, si verifica
il decesso per insufficienza epatica o epatocarcinoma,
patologie per cui in Italia, ogni giorno, muoiono 57
persone.
Nonostante questi dati allarmanti, la diffusione
dell'epatite B, nel Lazio come nel resto d'Italia, è
fortemente sottostimata.
Roma, 19 dic. 2008 (Apcom)
Secondo la
Medicina Naturale, l'Epatite NON e' causata
da un virus (infatti la proteina tossica chiamata
virus e' presente
SOLO dopo che la malattia si e' manifestata e MAI prima),
essa e' al contrario, provocata da una lenta e progressiva intossicazione del
fegato, per via della produzione, dall'intestino,
di sangue TOSSICO ! e tutte le varie forme di epatiti,
cirrosi NON sono nuove malattie, ma la stessa
intossicazione che progredisce fino al
cancro
epatico !
Interventi terapeutici
disintossicanti e/o del tipo fitoterapeutico con
Phyllantus amarus e modelli terapeutici di tipo
antroposofico con Solanum lycopersicum, mostrano risultati
sorprendenti, come dimostrato da studi clinici; pertanto nel
caso di epatite B, è possibile ottenere buoni risultati
terapeutici con minori effetti collaterali usando
medicamenti non allopatici e a costi maggiormente
favorevoli - vedi
Cure naturali
I vaccini AUMENTANO e non di poco
l'intossicazione del fegato stesso, infatti da dopo
l'introduzione del vaccino per la Polio, l'Epatite
aumento' nella popolazione italiana di ben
30 volte !
Senza nessun vaccino, in
Italia, l’Epatite
B stava in modo naturale,
gia'
scomparendo (con una diminuzione del 90%
rispetto agli anni ‘60) negli anni precedenti la
vaccinazione obbligatoria, che fu' introdotta nel 1/1/1992 dall’ex
ministro De Lorenzo- Fonte Istituto Superiore di Sanità - SEIEVA.
Per aver
reso obbligatorio il vaccino in Italia, la magistratura ha
appurato che De Lorenzo incassò
una tangente di
600 milioni di vecchie lire
(300.000 euri) dalla
casa farmaceutica che lo
produceva…che allora si chiamava: SKB
vedi Big Farma
Rischio di ammalarsi di
Epatite B
Il rischio di ammalarsi di Epatite B in Italia, fin dal 1990
(quindi prima della vaccinazione obbligatoria) è stato
assolutamente modesto: 5 casi ogni 100.000 abitanti.
L'Epatite B è una malattia che si trasmette solo attraverso
il sangue (cosi dicono i medici allopatici-ufficiali, ma NON
e' solo cosi !), per cui il rischio per un neonato o un bambino di
ammalarsi è assolutamente insignificante.
Fonte: Istituto Superiore di Sanità SEIEVA, Sistema
Epidemiologico Integrato dell’Epatite Virale Acuta, Rapporto
annuale 1991-1992-1993).
L'Epatite B e' stata
"inventata" con
il vaccino per la
Polio Sabin = visionare
le comprovanti statistiche
Istat
!
Cosi come la
Meningite e' stata
inventata dai vaccini per la
Polio
+ EpatiteB !
Epatite B e vaccini
Tratto da Vaccinazione obbligatoria antiepatite B,
Maggio 2001 - Macro Edizioni
SENZA NESSUN VACCINO, IN ITALIA, L'EPATITE B
STAVA SCOMPARENDO NEGLI ANNI PRIMA DELLA VACCINAZIONE
L'Epatite B era diminuita del 90% in Italia prima
della vaccinazione obbligatoria, introdotta dal
1/1/1992
(Fonte Istituto Superiore di Sanità - SEIEVA) -
(De Lorenzo ha reso obbligatorio il vaccino; per questo ha incassato una
tangente di 600 milioni di vecchie lire, dalla casa
farmaceutica che lo produceva SKB)
Che cos'è l'Epatite B
L'epatite è una malattia
acuta a carico del fegato con infezione sistemica, accompagnata generalmente
da febbre ed è causata da una
lenta e progressiva intossicazione del fegato.
Vi sono varie forme di epatite e quella che ci
interessa è quello di tipo B.
L'Epatite B ha una incubazione tra i 45 e i 180 giorni
e possiamo avere quattro principali forme cliniche:
1) asintomatiche senza disturbi, diagnosticate occasionalmente
(65-70%).
2) anitteriche, frequenti nei bambini piccoli, con malessere
generale, stanchezza, nausea, vomito, anoressia,
epatite senza
ittero (cute giallastra).
3) itteriche, cioè con ittero e con gli altri sintomi
descritti.
4) atipiche (molto rare), caratterizzate da protratto stato di
malattia o da decorso fulminante (dallo 0.1 all'1% dei casi).
Fino a poco tempo fa essa era principalmente una malattia degli
adulti tossicodipendenti. In seguito è finita nelle banche
del sangue ed è diventata un pericolo per coloro che
necessitano di
trasfusioni.
A seguito delle campagne di vaccinazione dagli anni 65 in
avanti, della
Polio,
essa e' divenuta "patrimonio"
anche dei giovani.
Negli anni Settanta fu sviluppato e reso disponibile un
vaccino per l'epatite. Molti medici si preoccuparono allora
che esso potesse essere contaminato da un micro organismo
ritenuto (falsamente), responsabile dell'epidemia di
AIDS: due
terzi dei medici idonei alla vaccinazione per l' epatite
rifiutarono di farsi inoculare il vaccino.
Indipendentemente dalla gravità della forma, la
presenza nel sangue dell'antigene virale persiste in
genere per tre mesi; nel caso di persistenza oltre i
sei mesi si parla di malato cronico. Dei malati
cronici, la metà guarisce nell'arco dei successivi sei
mesi; mentre l'altra metà resta tale per un periodo di
tempo indefinito, anche per tutta la vita e nella
stragrande maggioranza dei casi in modo asintomatico.
Tratto in parte da:
Decisiva Ricerca su inutilità e pericoli
della vaccinazione obbligatoria antiepatite B
Nel 1991, il
CDC (Centro federale per il controllo delle malattie) e l'AAP
(Associazione dei Pediatri Americani) iniziarono il processo per rendere
obbligatoria la vaccinazione per l'Epatite B a tutti i bambini.
Oggi, in Italia, si trova nell'elenco
delle vaccinazioni di routine (il produttore dell'EngerixB,
SKB,
dopo aver pagato una tangente
all'allora ministro della
sanita' il poco On. De Lorenzo, essa divenne obbligatoria ed i bambini di pochi mesi
ne ricevono
dosi multiple; questa vaccinazione
sta'
generando e scatenando, assieme agli altri vaccini, epidemie di
Meningite,
Linfomi
(cancri)
e molto altro,
come TUTTI
gli altri Vaccini !
Cosa contiene il
vaccino:
I preparati vaccinali vengono sintetizzati in laboratorio
modificando geneticamente il
virus
dell'Epatite B.
Il vaccino per l'epatite B a
DNA
ricombinante è un prodotto della manipolazione genetica del
virus dell'Epatite B, on cellule di lievito nel cui materiale
genetico viene inserita una porzione del gene del virus
dell'Epatite B; vengono poi trattate con
formaldeide (prodotto
cancerogeno); adsorbite su
idrossido
di alluminio; conservate con un battericida a base di
mercurio
(timerosal) e acido salicilico; addizionato con altre
sostanze, come
antibiotici,
puo' anche contenere dei contaminati occulti, come altri
vaccini, ma non dichiarati.
Fonte: foglietti accompagnatori dei vaccini antiepatite B
a DNA ricombinante Engerix B e Recombivax HB.
Tutti
a scuola senza vaccinazione
Il Presidente della Repubblica il 26 gennaio 1999 ha firmato
un decreto che regolamenta definitivamente la posizione dei
bambini non vaccinati a scuola.
Il D.P.R. n.355 dice testualmente:
"La mancata certificazione (delle
vaccinazioni) non comporta il rifiuto di ammissione
dell'alunno alla scuola dell'obbligo o agli esami".
Anche gli operatori sanitari non si vaccinano:
Il 19% degli operatori sanitari "categoria a rischio"
del Nord Italia non si vaccinano.
Al Sud la
percentuale sale al 39% (L'Espresso 19/07/2001).
Il
Ministero della Sanità ha di che preoccuparsi, ma di
fronte alle notizie sui danni che questa vaccinazione
può procurare sembra che anche i suoi dipendenti
preferiscono non rischiare.
L'ultima di queste notizie
è che in Francia il laboratorio farmaceutico
britannico produttore di uno dei vaccini contro
l'epatite B è stato ritenuto responsabile
dell'insorgere della sclerosi a placche in due donne.
L'industria è stata condannata a risarcire le pazienti
e la Corte d'Appello di Versailles ha confermato
l'esistenza di un legame causa-effetto fra il prodotto
imputato e la grave malattia, se pur solo attraverso
"presunzioni gravi, precise e concordanti".
By COMILVA
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EPATITI piu' DANNOSE dell’ALCOL, CAUSANO 60% CIRROSI
EPATICHE - 10 lug. 2007-
(Adnkronos/Adnkronos
Salute)
Il nemico numero uno del fegato non e' l'alcol.
E a dimostrarlo sono proprio i dati sulla cirrosi epatica,
diffusi dall'Associazione italiana per lo studio del fegato
(Aisf): in quasi due casi su tre, questa malattia cronica,
che altera in modo irreversibile la struttura e le funzioni
del fegato, e' la conseguenza di un'epatite. A correre piu'
rischi, avvertono gli esperti, non sono dunque gli amanti
della bottiglia, ma chi ha un'epatite;
Commento: NdR: quindi l'epatite e' una intossicazione
+ alterazione della funzione del fegato i
virus NON
centrano per nulla, ne sono solo una conseguenza ma non la
causa - quindi i vaccini NON servono, ma intossicano ancora
di piu' il povero fegato del vaccinato... !
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Vaccino
per l'EpatiteB e Sclerosi:
nuovi sospetti [16.09.2004]
E' accaduto quanto non
poteva non accadere. Si è approfondita la questione sul
vaccino antiepatite b, dopo le innumerevoli segnalazioni
provenienti dalla stessa letteratura scientifica, e si
è scoperto che risulterebbe legato ad un'incidenza
maggiore della media di sclerosi multipla.
A riferirlo e' stato Miguel Hernan della Harvard School
of Public Health di Boston. Il ricercatore ha pero'
sottolineato con forza nell'articolo apparso sulla
rivista Neurology che i risultati vanno letti con la
massima cautela perche' l'associazione trovata non
costituisce da sola una prova che il vaccino non sia
sicuro e che induca la malattia.
Il team britannico ha usato i dati del General Practice
Research Database (GPRD) che comprendono informazioni su
3 milioni di persone pari allo 5% della popolazione con
dati a partire dal 1987.
Lo studio britannico avvalora quindi la tesi del legame
tra vaccinazione e sclerosi, gia' paventata dopo altri
studi.
I ricercatori hanno confrontato i dati sulla
vaccinazione con quelli relativi alle diagnosi di
sclerosi fatte tra 1993 e 2000.
Con 163 casi di sclerosi e 1.604 controlli hanno
evidenziato che la vaccinazione e' associata a
un'incidenza tripla della sclerosi multipla entro tre
anni dalla somministrazione del
vaccino.
La notizia integrale la si può trovare sul sito web di
Healthy Day News alla url:
http://www.healthday.com/view.cfm?id=521178
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Secondo uno studio
potrebbe causare gravi turbe neurologiche ?
Il
vaccino contro l'epatite da virus B, un'infezione trasmissibile via sangue
e via sesso dalle conseguenze gravi, e qualche volta mortali, comporta dei
rischi a carico di chi la subisce ?
Sembrerebbe proprio di si, secondo una
segnalazione francese.
In Francia, uno studio condotto su 850 mila persone vaccinate ha permesso
di rilevare 41 casi di turbe neurologiche da collegare, probabilmente, con
la pratica del vaccino stesso. Le lesioni rilevate: paralisi facciali,
nevriti ottiche, sindrome di Guillain - Barrè
Sclerosi a placche e vaccino - Il vaccino per l'epatite causa la sclerosi a placche :
Una sentenza del tribunale di Nanterre (F) ha incolpato il
vaccino antiepatiteB come causa dell'insorgere della
sclerosi multipla a placche in due donne.
I giudici
hanno quindi condannato l'azienda britannica SmithKline Beecham (SKB) che produce il vaccino
Engerix B, con cui erano state "immunizzate" le donne,
a pagare ad ognuna delle malate un indennizzo variante da 150 a 250 milioni di lire. Secondo i magistrati "un
insieme di elementi permette di stabilire con
sufficiente certezza che la vaccinazione con l'Engerix B è stato l'elemento scatenante dell'insorgere del
male".
(Il Corriere della Sera, 09/06/1998).
I maggiori rischi sembra che siano
corsi da soggetti infetti da sclerosi a placche, una malattia grave che
interessa soprattutto le funzioni motrici e sensitive del midollo spinale.
Secondo l'agenzia francese del farmaco, il medico che dovrà consigliare
la vaccinazione contro l'epatite B dovrà preliminarmente accertarsi che
il vaccinando non appartenga ad una famiglia nella quale si siano
verificati dei casi di sclerosi a placche. In questi casi il medico,
sentito anche il parere informato del soggetto, dovrà giudicare sulla
base del rapporto rischi/benefici: quanto e quali rischi, per il vaccinando,
di contagiarsi con l' epatite C ?.
Questo rischio è più importante di
quello che potrebbe derivare dalla vaccinazione ? In altri termini quale
rischio conviene di più correre ? Si tratta, evitando la vaccinazione, di
prevenire la rivelazione di una sclerosi a placche in un soggetto
geneticamente a rischio.
Un'infezione da virus dell'epatite B in un soggetto con sclerosi a placche
sarebbe più pericolosa dell'iniezione di vaccino ? E in caso contrario -
osserva Jean-Yves Nau su "Le Figaro" - cosa rispondere
individualmente ad un soggetto vittima di questo tipo malaugurato di
complicazioni ?
Richieste di indennizzo - Non si escludono, peraltro sulla
base di queste rivelazioni, possibili richieste di indennizzo da parte dei
soggetti resi più o meno invalidi dalla vaccinazione.
Le case produttrici del vaccino dovrebbero essere le destinatarie della
querela giudiziaria.
Ma anche l'autorità sanitaria che ha reso
obbligatoria la vaccinazione potrebbe essere chiamata in causa.
In Italia sin dal 1992, apposita legge prevede indennizzo per danni
derivanti al soggetto dell'esecuzione della vaccinazione
Tratto da: StarMeglio venerdì 20
dicembre 1996
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THE LANCET - VOL. 338 NOV 9. 1991
Central -
nervgus - system demyelinatlon after Immunlsation wlth recombinant hepatitis B
vaccine
Sistema
nervoso centrale demielinizzato
dopo la vaccinazione con vaccino ricombinato
Epatite B
L. HERRCELEN J. DE KEYSER G. ESINGER
Patientesbad neurologicat symptoms snd signs,
with evincence of central nervous - system
demyelinatlon, 6 weeks after administration of the vaccine Hepatis B.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Indirizzi utili:
Associazione Vittime dei Vaccini: c/o Giorgio
Tremante, via Danilo Preto 8, 37133 Verona - tel. 045.8402290, -
e-mail: giorgiotremante@tin.it
CO.M.I.L.VA. (Coordinamento del Movimento Italiano per
la Libertà di Vaccinazione) www.comilva.org
MIR (Dipartimento Salute e Ambiente) via Milano 65 -
25100 Brescia - tel 030.317474
VACCINETWORK (Movimento per la Libertà di
vaccinazione) - www.vaccinetwork.org
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VACCINAZIONE
OBBLIGATORIA per l’EPATITE B:
ALTRE CONSIDERAZIONI CRITICHE
Nel 1991 è stata resa obbligatoria
in Italia la vaccinazione per l'epatite B.
Il primo vaccino contro questa
malattia è stato approvato negli Stati Uniti nel 1981 e reso disponibile in
commercio nel 1982. Esso consiste in particelle purificate e inattive di HBsAg, estratte da plasma di individui persistentemente infetti.
La
possibilità che un vaccino ricavato da sangue umano fosse infettato da
altri virus conosciuti (SV40, Delta, HIV, etc...) o sconosciuti ha naturalmente
indotto a cercare soluzioni di carattere sintetico che fossero prive di
rischio.
Nel 1984 è stato messo in commercio il vaccino da DNA ricombinante, il
primo vaccino umano prodotto con tecniche di biologia molecolare: il gene
per l’HBsAg di un virus HBV sottotipo adw2 è stato introdotto nel DNA di
particolari saccaromiceti. La proteina di 24 KD prodotta dal lievito forma
una particella di 20 nm con proprietà immunologiche e fisiche simili
all’antigene di superficie isolato dal plasma umano.
Programmi di vaccinazione anti-HBV di massa diretti all’infanzia sono
limitati a non oltre 20 Stati dell’Africa e del Sud-Est Asiatico nei quali
l’incidenza dell’epatite B è molto elevata, con tassi di prevalenza dei
portatori dell’HBsAg superiori all’8%.
L’Italia e' a tutt’oggi
assieme alla Grecia, l’unico Paese al mondo - tra quelli ad incidenza di epatite B intermedia
con tassi di prevalenza di portatori asintomatici del 2-5% - in cui la
vaccinazione sia stata resa obbligatoria.
L’informazione che è stata fornita agli operatori sanitari tramite
riviste specializzate e ai cittadini attraverso la stampa è stata massiccia
ed è stata efficacemente riassunta dal prof. G. Da Villa su Federazione
Medica (Numero XLIII, Agosto 1990, pag.609).
Sorgono a questo punto
domande lecite sul significato di questo provvedimento legislativo; domande
che - a partire dall’epidemiologia della malattia, in evidente e spontaneo
calo in questi ultimi anni - abbracciano altri temi come la durata e
l’efficacia della protezione, la lettura dei dati fino ad oggi forniti,
gli effetti collaterali che l’introduzione del vaccino ricombinante ha
solo in parte risolto.
EPIDEMIOLOGIA
A giustificazione della strategia
adottata in Italia dal Ministero della Sanità (obbligatorietà della
vaccinazione in età infantile) viene riportato il dato relativo
all’aumento dell’incidenza dell’infezione da HBV negli USA nel corso
degli anni 1982-1989, periodo della vaccinazione settoriale (cioè dei
gruppi a rischio, da 55-100.000 nel 1981 a 63-100.000 nel 1987). Da Villa
sostiene che questo dato, di per sé abbastanza inquietante, porta a
considerare come necessaria nella prevenzione dell’epatite B l’adozione
di una pratica vaccinale di massa ed obbligatoria, poiché
1) i gruppi a rischio sono difficili da identificare esistendo i portatori
di HBsAg asintomatici;
2) i bambini risponderebbero molto più degli adulti allo stimolo
immunogenico. Bisogna però considerare che, rispetto agli USA, la
situazione italiana presenta tendenze opposte: dai dati diffusi dalla
regione Lombardia appare ad esempio chiaro che le denuncie di epatite virale
hanno in quest’ultimi anni subito una progressiva riduzione (dai 4.481
casi nel 1984 ai 1.155 casi nel 1991).
Situazioni analoghe si riscontrano in
altre regioni italiane.
Il dato meritevole di attenzione è il fatto che non solo si è registrata
una riduzione dei casi totali di epatite ma che tale riduzione si è
verificata nell’ambito di ciascun tipo di epatite virale: tra il 1984 e il
1991 l’epatite A è scesa da 948 a 191 casi; l’epatite B da 2.131 a 628
casi; l’epatite non A non B da 557 a 265 casi; le epatiti non classificate
da 845 a 71 casi. Tale andamento è probabilmente legato ad un maggior
controllo dei donatori di sangue e dei prodotti della donazione nonché ad
una diffusa sensibilizzazione e attenzione al problema, imposto sia dalla
promozione della campagna di vaccinazione facoltativa contro l’epatite B
che dalle iniziative di informazione ed educazione sanitaria per prevenire
l’Aids ed in genere le malattie trasmissibili per via sessuale.
Vi sono peraltro altre considerazioni che varrebbe la pena di fare e che
possono portare ad una revisione critica delle ipotesi sopra riportate. In
primo luogo, i dati riportati dalla regione Lombardia si riferiscono ad un
periodo in cui la vaccinazione anti-HBV non era ancora obbligatoria e
limitata ad alcune categorie di soggetti a rischio (nel 1985 le vaccinazioni
per abitanti sono state 14/10.000 e nel 1989 18/10.000).
In secondo luogo,
il test di screening per l’infezione da HIV si è reso disponibile in
Italia agli inizi del 1985 ed è a partire da tale data che si è iniziato a
testare i donatori di sangue.
Prima del 1985, inoltre, l’Aids era ancora
una malattia sconosciuta alla maggior parte delle persone.
Le campagne di informazione sono iniziate proprio in quegli anni ed è da
escludere che dal 1 gennaio 1984 gli italiani avessero preso coscienza del
problema, cambiando i propri comportamenti sessuali e le proprie abitudini
comportamentali.
DOSAGGIO, EFFICACIA
e DURATA della "PROTEZIONE"
Le esperienze di vaccinazione
anti-HBV su neonati - condotte sia in Italia che in Paesi extraeuropei -
differiscono notevolmente tra di loro sia per i dosaggi impiegati sia per le
scadenze dei richiami vaccinali.
Possono così sorgere alcune domande:
ha significato che i vari autori si confrontino su protocolli così diversi
tra di loro ?
C’è qualcuno che ha stabilito quale di questi protocolli
sia risultato più efficace nel prevenire l’epatite B ?
Ogni valutazione relativa alla
durata della protezione del vaccino anti-HBV non può naturalmente non tener
conto dell’immunità naturale, la quale a sua volta dipende dalla
diffusione dell’HBV in ciascuna regione.
Per esempio, in Senegal (un Paese ad altissimo tasso di endemia dell’HBV:
praticamente tutta la popolazione viene infettata e circa il 20% dei bambini
diviene portatore cronico dell’HBsAg) l’efficacia protettiva della
vaccinazione viene considerata del 100% nei primi 4 anni e scende
rapidamente al 67% nel quinto-sesto anno, ne consegue che viene consigliato
un richiamo al quinto anno. I neonati vaccinati risulteranno in buona
percentuale non immuni al quinto-sesto anno di età e tale percentuale è
destinata ad aumentare con il passare degli anni.
(P. Coursaget e altri,
"Seven-year study of hepatis B vaccine efficacy in infant from an
endemic area", Lancet del 15 novembre 1986).
Manca comunque in letteratura il dato relativo alla persistenza in età
adulta degli anticorpi anti-HBV dei vaccinati in età neonatale o infantile.
Poiché gli adulti sono considerati meno responsivi alla vaccinazione, come
possiamo prevedere quale sarà la risposta degli attuali giovani in età
adulta ?
Altri ricercatori hanno dimostrato
che il 12% dei bambini nati da madri HBsAg positive e vaccinati non
presentavano titoli anticorporali protettivi 1-2 anni dopo la dose di
richiamo e che un ulteriore 9% presentava titolo anticorporale inferiore a
100 mUI/ml
(L. Viladomiu e altri, "When should at risk infents be
boosted with hepatitis B vaccine ?", Lancet del 3 gennaio 1987).
Se la sieroconversione ad anti-HBS
nei bambini è valutata essere intorno al 100% al termine del ciclo
vaccinale completo, le cose sono invece molto diverse fra gli adulti.
Secondo alcuni essa raggiunge il 96% con tre dosi, con un’incidenza di
malattia del 2,2% rispetto al 9,9% del gruppo dei non vaccinati
(W. Szmuness
e altri, New England Journal of Medicine, vol. 307, pagg. 1481-1486,
9 dicembre 1982).
Uno studio del 1989 dimostra inoltre che l’emivita degli anticorpi
anti-HBs è di 150 giorni dopo il ciclo vaccinale completo (Nommensen e
altri, "Half-life og Hbs antibody after hepatitis B vaccination: an aid
ti timing of booster vaccination", Lancet del 7 ottobre
1989). Questo significa che nel soggetto vaccinato, in questo caso personale
medico e quindi a rischio di contrarre l’epatite, la scomparsa degli
anticorpi anti-HBs si verifica in circa 4-4,5 anni.
Viene pertanto consigliato un rischiamo da effettuarsi ogni 3-4 anni.
Nello studio di Hadler ("Long-term
immunogenicity and efficacy of epatitis B vaccine in homosexual men", New
England Journal of Medicine, vol. 315, pagg. 209-214, 24 luglio 1986)
solo l’82% dei vaccinati raggiungeva elevati livelli anticorporali dopo un
ciclo vaccinale completo mentre il 9% aveva una risposta insufficiente
(inferiore o uguale 9,9 SRU, Sample Ratio Units) o nulla. Tra i soggetti con
massima risposta dopo cinque anni, il 15% non aveva anticorpi anti-HBs
dimostrabili e il 27% aveva un titolo anticorporale inferiore a 10 SRU.
Solo il 14% dei soggetti manteneva livelli relativamente elevati di
anticorporali (titolo superiore a 100 SRU).
Furono inoltre identificati 55 casi (2,9%) di infezione da HBV nei soggetti
vaccinati. Il rischio di contrarre un’epatite B è naturalmente risultato
inversamente proporzionale all’intensità della risposta alla
vaccinazione, nei soggetti con risposta debole o nulla un ulteriore ciclo
vaccinale ha prodotto una risposta solo moderata.
In uno studio condotto da E.A.C.
Follett in una clinica di handicappati mentali su personale ospedaliero a
rischio di infezione da HBV (Lancet del 26 settembre 1987, pagg.
728-731), il 96% dei soggetti sottoposti ad un ciclo vaccinale completo
presenta anticorpi anti-HBV a distanza di nove mesi dall’inizio della
vaccinazione.
Elevati titoli anticorpali (superiori a 100 mUI/ml) erano dimostrabili solo
nel 59% dei casi. Nel 13% dei vaccinati si era avuta una mancata risposta
(4%) o una risposta scadente (inferiore a 100 mUI/ml) e non duratura (9%).
Tali soggetti vaccinati rimanevano quindi a rischio di infezione. Secondo
Follett il periodo di protezione di cinque anni è ottimistico: data
l’estrema variabilità nella caduta del titolo anticorpale nel tempo, il
richiamo andrebbe direttamente correlato al titolo anticorpale sviluppato
dopo il ciclo vaccinale completo, al fine di garantire un’adeguata
protezione.
Nello studio di J. Crosnier (Lancet
del 28 febbraio 1981, pagg. 455-459) il 94% dei soggetti vaccinati - staff
medico e paramedico di un’unità di emodialisi - presentava una risposta
immunitaria protettiva e l’incidenza di epatite B fu osservata nel 3,6%
del gruppo dei vaccinati rispetto al 12,3% del gruppo placebo.
Nello studio di N. Bhatti (BMJ del 13 luglio 1991, vol. 303, pagg.
97-100), condotto su maschi omosessuali o bisessuali, risultava invece
immunizzato l’84% dei soggetti vaccinati.
In uno studio condotto su personale
ospedaliero:
(Lancet del 23 maggio 1987, pagg. 1206-1207), A.
Laplanche riscontrò infine 4 casi di sieroconversione anti-HBc su un totale
di 184 vaccinati.
Poiché nel 75% dei vaccinati il titolo anticorpale risultava essere
maggiore o uguale a 3.000 mUI/ml ed essendo il suo decremento proporzionale
a quello sviluppato dopo il ciclo vaccinale completo, tale autore consiglia
un intervallo standard di 10 anni tra la vaccinazione e il successivo
richiamo.
EFFETTI
COLLATERALI del
Vaccino per l'EpatiteB
Su Lancet del novembre 1991
(vol. 338, pagg. 1174-1175) Herroelen riporta i casi di due pazienti che
hanno evidenziato sintomi di demielinizzazione del SNC dopo la
somministrazione del vaccino anti-epatite B ricombinante.
Uno di essi aveva una storia di sclerosi multipla, mentre il secondo non
presentava alcun precedente di malattia neurologica. Entrambi presentavano
un HLA con aplotipi DR2 e B7, da tempo associati a sclerosi multipla.
La malattia nei due casi ha esordito, in un caso, alla sesta settimana dalla
terza dose vaccinale e, nell’altro, alla sesta settimana dopo una fase
booster. L’osservazione di questi due casi ha portato l’autore a
concludere che, pur mancando prove dirette di causalità, sia ipotizzabile
che la vaccinazione anti-epatite B possa scatenare demielinizzazione del SNC
in soggetti geneticamente predisposti.
In un articolo dell’American
Journal of Epidemiology del 1988 (vol. 127, pagg. 337-351), F.E. Shaw
del CDC di Atlanta riporta i casi segnalati dal 1982 al 1985 di complicanze
neurologiche successive alla vaccinazione anti-HBV con vaccini
plasmaderivati: 5 casi di convulsioni, 10 di paralisi di Bell, 9 di sindrome
di Guillain-Barrè, 5 di radiocolite lombale, 3 di neuropatia del plesso
branchiale, 5 di neurite ottica e 4 di mielite traversa. La metà di esse
sono scomparse dopo la somministrazione della prima delle tre dosi richieste
per il completamento del ciclo vaccinale.
Dallo studio sono stati esclusi 14 casi di complicanze alla vaccinazione
anti-HBV per mancanza di dati sufficienti relativi alle condizioni del
paziente al momento dell’inoculo: 5 casi di polineuropatia non
Guillain-Barrè, 5 di mononeuropatia, 1 di paralisi non meglio specificata,
1 di oftalmoplegia, 1 di ischemia cerebrale transitoria, 1 di miastenia
grave.
Lo stesso autore sottolinea il fatto che un importante errore nello studio
è rappresentato da tutti quei casi di complicanze non segnalate.
Su The Journal of Rheumatology
del settembre 1990 (pagg. 1250-1251), E. Hachulla descrive invece un caso di
oligoartrite comparso a distanza di due settimane dalla seconda dose di
vaccino anti-HBV plasmaderivato in un ragazzo sano di 19 anni.
Anche il vaccino da DNA
ricombinante non è risultato libero da complicanze: Who Drug Information
del 1990 (vol. 4, pag. 129) segnala 200 casi, la maggioranza dei quali
comparsi entro la prima settimana di immunizzazione.
Più frequenti sono risultate le sindromi simil-influenzali benché siano
state segnalate anche complicanze neurologiche e psicologiche; tra queste 2
casi di di neurite ottica e 1 caso di sindrome di Guillain-Barrè.
Nonostante la maggior parte delle reazioni al vaccino siano risultate
transitorie, un paziente presentava - ancora dopo otto mesi - una
sintomatologia caratterizzata da vertigini e diplopia secondarie da lesioni
demielinizzanti.
Un’altra segnalazione è riportata da S.J. Rogerson su BMJ
dell’11 agosto 1990 (vol. 301): si tratta di un caso di eritema nodoso e
poliartrite gravemente inabilitante, comparsi in un soggetto di 31 anni il
giorno successivo all’inoculazione del vaccino anti-epatite B a DNA
ricombinante e persistiti per circa sei settimane.
La somiglianza di questa artrite con quella riscontrabile, sia pure
raramente, nell’infezione da HBV e la sua relazione temporale con la
vaccinazione hanno suggerito un ruolo eziopatogenetico del vaccino.
Sempre su BMJ del 1 dicembre 1990 (vol. 301, pag. 1281) P. Cockwell
descrive un caso di vasculite generalizzata da complessi immuni successivi a
vaccinazione anti-HBV (non meglio precisata) in una donna di 45 anni.
La Presse Medicale dell’8 ottobre 1988 riporta infine una lettera
di P. Le Goff su un caso di periartrite nodosa in una donna di 34 anni,
comparsa a distanza di quattro mesi dalla terza somministrazione di vaccino
anti-HBV (non meglio precisato).
CEPPI
MUTANTI DI HBV
In uno studio pubblicato su Lancet
del 4 agosto 1990 (vol. 336, pagg. 325-329), Carman e colleghi segnalano 44
casi su 1590 (2,8%) di positività per HBsAg - e quindi di infezione acuta
da HBV - tra i contatti di portatori cronici di HBsAg, tra i quali anche
nati da madri portatrici croniche HBV i quali avevano tutti ricevuto
un’immunizzazione attiva e passiva.
Uno di essi ebbe un’epatite grave ed il virus responsabile è stato
identificato come un mutante dell’HBV, cioè come un virus con genoma
parzialmente diverso da quello della madre. Già in precedenza J.R. Wands
(1986) e Coursaget (1987) avevano segnalato la comparsa di un nuovo ceppo
denominato poi HBV-2.
In occasione dell’International Symposium on Viral Hepatitis and Liver
Disease, tenutosi a Houston nel 1990, Mc Mahom e altri hanno poi segnalato
un HBV, con mutazione del genoma identica a quella descritta da Carman, in
un paziente con fegato trapiantato e immunizzato per prevenire la
reinfezione HBV. Questa evidenza porta gli autori a concludere che la
mutazione possa essere indotta proprio dalla "pressione immunologica"
alla qual i pazienti sono stati sottoposti.
Questa possibilità appare preoccupante non solo per quello che concerne
l’efficacia del vaccino nel prevenire eventi HBV simili ma soprattutto
alla luce delle recenti acquisizioni sui meccanismi eziopatogenetici della
cronicizzazione dell’epatite B. A questo proposito M. Colombo scrive, su Il
Corriere della Sera del 1 giugno 1992, che "recenti studi
suggeriscono che in molti casi è il virus stesso dell’epatite B ad essere
responsabile del danno epatico, attraverso meccanismi di selezione di ceppi
virali lesivi per il fegato. Spesso la tossicità epatica di questi ceppi è
dovuta a variazioni del loro codice genetico, minuscole ma sufficienti per
produrre proteine virali modificate.
Nei pazienti infettati da virus B è il prevalere della replicazione di un
ceppo sull’altro l’evento che probabilmente determina se l’infezione
si trasforma o meno in malattia epatica. le infezioni sostenute da ceppi
mutati hanno un maggior rischio di causare cirrosi ed epatite fulminante
rispetto alle infezioni sostenute da ceppi originali.
CONCLUSIONI
Lo scopo di questo articolo non è
quello di mettere in discussione il valore protettivo della vaccinazione
anti-HBV ma semmai di esprimere legittimi dubbi sulla possibilità di
sradicare completamente la malattia nel nostro Paese attraverso l’adozione
di una campagna di vaccinazione di massa. L’entusiasmo che in questi anni
ha sostenuto la campagna per rendere obbligatoria la vaccinazione in Italia
(unico Paese al mondo) sembra aver fatto dimenticare i problemi ancora
irrisolti che riguardano l’efficacia, la durata e le possibili conseguenze
della vaccinazione anti-epatite B.
Appare infatti allarmante lo stesso dato USA, relativo all’aumento dei
casi di epatite B dopo l’introduzione della vaccinazione nei gruppi a
rischio, poiché una cosa è pensare che questo non sia sufficiente a
ridurre i casi di malattia e un’altra è considerare la possibilità che
la vaccinazione abbia in qualche modo favorito l’aumento dei casi di
epatite. Anche le problematiche relative ai costi sociali della malattia e
più ancora alle sue conseguenze (cronicità, cirrosi, etc...) nonché ai
costi relativi alla vaccinazione andrebbero interamente riviste alla luce
dei dati relativi alla durata della protezione vaccinale.
E’ vero che i
bambini rispondono meglio degli adulti, ma che ne sarà nel tempo della
risposta anti-HBV ?
Che tipo di protezione anticorpale avrà l’adulto
vaccinato 20-30 prima ?
Se dobbiamo rivaccinare o effettuare richiami vaccinali ogni 2-10 anni (a
seconda degli autori) il costo annuo aumenterà di due-tre volte rispetto a
quello preventivato. Occorre inoltre considerare che la diffusione
dell’immunità artificiale determina la riduzione dell’immunità
naturale, la quale rappresenta il fattore principale di stimolo al
mantenimento e al rinforzo dell’immunità acquisita con la vaccinazione.
E’ quindi ipotizzabile che in futuro la riduzione del valore protettivo
della vaccinazione per l'epatite B sarà più rapida e che maggiore diventerà
quindi la necessità di ulteriori e più frequenti richiami.
Sappiamo inoltre che i ‘non responders’ costituiscono una quota non
trascurabile e che nel vaccinato sono possibili l’infezione o la malattia
acuta e probabilmente anche lo stato di portatore cronico dell’HBV. Queste
considerazioni pongono seri dubbi sulla possibilità che la malattia possa
essere completamente sradicata.
La dimostrata selezione di ceppi mutanti dell’HBV (la cui maggiore
patogenicità sembra ormai accertata) - forse anche grazie alla pressione
immunologica determinata dalla vaccinazione - induce a considerare
l’eventualità di un futuro con molti meno casi di epatite B (tendenza
peraltro spontaneamente evidenziatasi in Italia) ma tutti più gravi sia nel
corso della fase acuta che nell’evoluzione cronica verso la cirrosi
epatica.
Tutto questo in presenza di una tossicità dei vaccini, anche di quelli a
DNA ricombinante, soprattutto a livello neurologico. In particolare, se
ulteriori esperienze cliniche confermeranno l’ipotesi che la vaccinazione
anti-HBV possa innescare lo sviluppo di sclerosi multipla in soggetti
geneticamente predisposti, sarà indispensabile tipizzare gli HLA in tutti i
vaccinandi, allo scopo di individuare i pazienti a rischio ed eventualmente
escluderli, con evidente e insostenibile aumento dei costi sociali.
Testo a cura della dott.ssa Nicoletta Ziliani
- Gruppo milanese del Coordinamento per la
Libertà delle Vaccinazioni.
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